Il quadro economico nazionale è stagnante e la crescita dell’Emilia Romagna ne sta risentendo. I numeri forniti oggi dall’indagine congiunturale relativa al secondo trimestre 2019 del settore manifatturiero fotografano un’economia dell’Emilia-Romagna che continua ad essere la locomotiva d’Italia, ma con numerosi segni meno. Unioncamere, Confindustria e Intesa Sanpaolo evidenziano come il volume della produzione delle piccole e medie imprese dell’industria sia sceso dello 0,8 per cento rispetto all’analogo periodo del 2018, confermando quindi la tendenza negativa del trimestre precedente, pari al -0,7 per cento. Con una perdita più marcata rispetto alla produzione, è il fatturato, ridottosi dell’1,2 per cento rispetto all’analogo periodo del 2018. A questi rallentamenti si è associata la conferma di una più pesante tendenza negativa del processo di acquisizione degli ordini, che ha subito una flessione tendenziale dell’1,7 per cento. Di tutt’altro segno l’export, che per i prodotti dell’industria manifatturiera ha fatto segnare un significativo aumento, pari al +5 per cento, risultando pari a quasi 32.169 milioni di euro. Secondo l’analisi semestrale – che ha coinvolto 428 imprese manifatturiere – il 30,5% degli imprenditori intervistati prevede un aumento della produzione e il 54,1% una stazionarietà, con un saldo ottimisti-pessimisti di +15 punti, in leggera crescita rispetto a quanto registrato ad inizio anno.

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