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Nel video l’intervista a Paolo Negro, Associazione Porta Aperta

Sono circa 20mila gli esuli ucraini arrivati in Emilia-Romagna dallo scoppio della guerra. Mentre i negoziati ancora non raggiungono l’obiettivo della distensione, sempre più civili si trovano costretti a lasciare le loro case. A Modena e in provincia secondo le ultime rilevazioni, risultano arrivate oltre 2.600 persone. In città si sono rivolti al centro stranieri quasi 400 profughi, molti dei quali minori. Accolti nei cas o da parenti e amici, si tratta di persone che hanno lasciato alle spalle tutto ciò che avevano. Non stupisce quindi, che dallo scoppio della guerra siano aumentate esponenzialmente le richieste di aiuto agli enti solidali, come l’emporio sociale Portobello. Il centro di via Divisione Acqui, dopo un incremento di accessi dovuto alla pandemia, negli ultimi mesi ha visto duplicare le spese settimanali. Gli scaffali si svuotano in fretta e le numerose famiglie ucraine bisognose di aiuto rischiano di non trovare un sostegno alimentare adeguato. Le esigenze in questo momento sono quelle di famiglie numerose, composte soprattutto da donne e molti bambini, anche piccoli. Per questo l’Emporio chiede in particolare una raccolta straordinaria di olio extravergine e di semi, omogeneizzati di frutta, miele, conserve di pesce, cibo pronto in scatola, cereali per colazione, farina burro, zucchero, zuppe pronte, legumi secchi, biscotti, the e camomilla, così come prodotti per l’igiene personale e della casa e pannolini per bambini. Da quando è scoppiato il conflitto, l’emporio sociale Portobello è da subito diventato il centro di raccolta di beni di prima necessità da inviare al confine con l’Ucraina, ma con l’aumento dei profughi che hanno trovato accoglienza in città, è salita anche la necessità di solidarietà e aiuto.