Salta la riforma della medicina territoriale voluta dal governo, un intervento che avrebbe dovuto ridisegnare il ruolo dei medici di famiglia nel Servizio sanitario nazionale. Il decreto non è infatti arrivato in Consiglio dei ministri e viene, almeno per ora, accantonato. Il progetto prevedeva una trasformazione significativa del sistema: una maggiore integrazione dei medici di medicina generale nelle Case di comunità e, per una parte di loro, il passaggio a un rapporto di dipendenza con il Servizio sanitario nazionale. Il punto centrale della vicenda riguarda proprio le Case di comunità, cioè le nuove strutture previste dal PNRR per rafforzare l’assistenza sul territorio. Senza una riforma chiara sull’organizzazione del personale, il rischio è che queste strutture non diventino pienamente operative nei tempi previsti. Il ministro della Salute Orazio Schillaci ha assicurato che l’obiettivo resta quello di trovare un’intesa con Regioni e medici entro il 30 giugno, scadenza legata agli obiettivi del PNRR. L’idea è quella di superare il decreto e arrivare a un accordo condiviso, attraverso una serie di incontri con le parti coinvolte. Sul fondo resta il nodo principale: lo stato di avanzamento delle Case di comunità. I dati più recenti indicano che in tutta Italia su 1.715 Case di comunità previste, solo una piccola parte delle strutture previste è realmente operativa e che la piena attivazione è ancora lontana in molte aree del Paese, con forti differenze tra le Regioni e dubbi sulla possibilità di rispettare le scadenze del PNRR.

MEDICI DI FAMIGLIA, SALTA LA RIFORMA: A RISCHIO LE CASE DI COMUNITÀ
Arriva lo stop alla riforma della medicina territoriale voluta dal governo, che avrebbe ridisegnato il ruolo dei medici di famiglia nel Servizio sanitario nazionale. Resta aperto il nodo delle Case di comunità e delle scadenze del PNRR.





































