Nel video l’intervista ad Alberto Caldana Presidente Associazione Porta Aperta Modena

Un riparo di fortuna costruito con una bicicletta, due sedie e alcune coperte, sistemato all’ingresso dell’associazione Porta Aperta. A terra, un paio di ciabatte: segno che qualcuno ha passato lì la notte. È una scena che si ripete quasi ogni giorno. Quel giaciglio fino a ieri non c’era. E domani, probabilmente, ce ne sarà un altro. Perché la povertà non resta ferma: si sposta, cresce, si moltiplica. Ogni mattina davanti l’ingresso di Porta Aperta, poco prima delle nove, si forma la fila. Persone senza fissa dimora aspettano l’apertura per ricevere una colazione, utilizzare le docce o accedere agli ambulatori medici. Servizi essenziali per chi vive in strada e non ha un medico di base. Le presenze sono in aumento e non si tratta solo di singoli individui, spesso sono famiglie intere costrette a vivere in auto, anche con figli minori.

A Modena i senza fissa dimora censiti sono oltre 300. Le cifre reali sono però ben più alte e raccontano di una realtà sommersa che sfugge ai conteggi e rende il fenomeno ben più ampio.