Nel video le interviste a Michele De Pascale, Presidente Emilia Romagna e a Davide Baruffi, Assessore Regionale alla Ricostruzione
Non è più il tempo delle macerie. Oggi, a quattordici anni da quel maggio 2012, l’Emilia guarda avanti, senza però dimenticare. Dopo le scosse che colpirono la bassa tra il 20 e il 29 maggio, lasciando dietro vittime, paura e interi paesi distrutti, è iniziato un percorso lungo e complesso. Un lavoro durato anni, fatto di cantieri, attese, difficoltà, ma anche di scelte condivise.
E oggi, quel percorso segna una tappa importante. Si è concluso, nel 2025, lo stato di emergenza. E proprio i numeri raccontano la portata di questa ricostruzione: 20mila le abitazioni ripristinate, 28mila, invece, le persone tornate a vivere nelle proprie case.
E insieme alle case, è ripartito anche il tessuto economico: migliaia di attività produttive e imprese di nuovo operative, grazie a investimenti per circa 8 miliardi di euro, di cui 7 già liquidati. Ma la ricostruzione non è ancora finita. Restano ancora aperti i cantieri pubblici: dai municipi, alle scuole, fino ai luoghi della cultura. Spazi che rappresentano l’identità stessa delle comunità colpite. Quindici i comuni che fanno ancora parte del cratere sismico, tra le province di Modena, Ferrara, Bologna e Reggio Emilia. E proprio per completare questo percorso sono in arrivo nuovi finanziamenti: quasi 150 milioni di euro destinati agli interventi ancora in corso. Intanto, quello emiliano è diventato un modello. Un modello fatto di collaborazione tra istituzioni e presenza costante sul territorio.





































