Più precarie e meno pagate, con carriere più discontinue e una presenza nel mercato del lavoro ancora segnata da forti squilibri di genere. È questa la fotografia che emerge dal nuovo report Cisl Emilia-Romagna sull’occupazione femminile a Modena. Nel 2025 il tasso di occupazione delle donne si è fermato al 67,6%, al di sotto della media regionale, mentre il divario con gli uomini è rimasto ampio e in crescita. Non si tratta solo di accesso al lavoro, ma soprattutto di qualità dell’occupazione e possibilità di continuità professionale nel tempo. Secondo il sindacato le criticità emergono con forza nelle età centrali della vita: tra i 35 e i 44 anni il gap occupazionale supera i venti punti percentuali. A questo si aggiunge un dato strutturale, quello dell’inattività femminile ancora elevata, che segnala un’uscita dal mercato del lavoro spesso silenziosa e difficile da recuperare. Sul fronte contrattuale, le donne sono più esposte al part-time e ai contratti a termine, con minori possibilità di stabilizzazione rispetto agli uomini. Anche tra i laureati di Unimore il divario si conferma: a un anno dal titolo, le donne lavorano meno, hanno meno contratti stabili e guadagnano mediamente 240 euro in meno al mese. Per il sindacato la leva decisiva resta dentro le imprese: contrattazione aziendale, welfare, gestione dei tempi di lavoro e politiche di conciliazione. Solo così, viene sottolineato, si può ridurre un divario che non riguarda la formazione, ma il riconoscimento effettivo del lavoro femminile.