Parte da qui la presa di posizione dei residenti di via Uccelliera: 55 nuclei familiari che hanno deciso di rompere il silenzio dopo che, nelle ultime settimane, il loro stabile Acer è finito al centro di numerose segnalazioni, che lo hanno associato a spaccio, degrado e criminalità. Attraverso una lettera collettiva, inviata alla nostra redazione le persone che vivono nei complessi denunciano come la zona venga costantemente denigrata in un clima di tensioni crescente con urla, litigi e accuse reciproche. Una situazione che pesa sulla quotidianità delle persone che ci vivono.

LETTERA DEI RESIDENTI:

Questa lettera è stata scritta dalle  famiglie che vivono in questo stabile. Famiglie che, in questo momento, si sentono stanche, diffamate, minacciate e completamente esasperate da una situazione che va avanti ormai da circa sei mesi.

All’inizio si trattava di litigi privati tra alcune persone. E sinceramente, finché certe discussioni rimanevano tra i diretti interessati, nessuno di noi aveva intenzione di intervenire. Ma il problema è iniziato quando queste situazioni hanno cominciato a coinvolgere tutto il quartiere e tutto il condominio.

Da mesi viviamo urla, litigate continue sotto il palazzo, in orari in cui dovrebbe esserci rispetto per la quiete pubblica e per il silenzio condominiale. Ma soprattutto abbiamo iniziato a sentirci accusati pubblicamente di essere drogati, spacciatori, camorristi, prostitute e delinquenti. Accuse gravissime rivolte a persone oneste, che lavorano ogni giorno e che non hanno nulla a che vedere con tutto questo.

Nel momento in cui qualcuno ha semplicemente chiesto con educazione di smetterla con queste scenate, con i video fatti senza consenso a bambini, anziani e persone disabili, ci siamo ritrovati noi sotto attacco. Da quel momento sono iniziate minacce, aggressioni verbali e, in alcuni casi, anche fisiche.

Molti condomini stanno vivendo conseguenze pesanti anche sul lavoro. Qui dentro abitano persone che lavorano nel sociale, nelle aziende, nelle multinazionali, persone che hanno costruito la propria reputazione con anni di sacrifici. E vedere il proprio palazzo associato online a criminalità, degrado e violenza sta creando danni reali a persone che non c’entrano nulla.

Inoltre, sui social sono stati diffusi video, dati personali e persino l’indirizzo esatto dello stabile. E questo è pericoloso. Perché i social, quando vengono usati per alimentare odio e rabbia, diventano un’arma. Noi stiamo leggendo commenti di persone che parlano di “venire qui a fare giustizia”, persone che non conoscono minimamente la realtà dei fatti ma che si sentono autorizzate a insultare e minacciare intere famiglie.

E la parte più grave è il clima psicologico che si sta creando. Vivere costantemente ripresi, osservati, insultati o provocati genera ansia. Genera paura. Porta le persone a sentirsi sotto assedio anche dentro casa propria, che dovrebbe essere il luogo più sicuro che esista. Ci sono bambini che assistono a urla e insulti volgari. Ci sono persone disabili che vengono derise per le loro difficoltà. Ci sono offese legate all’orientamento sessuale e insulti personali di una violenza assurda, pronunciati davanti a famiglie e minori.

Noi oggi non siamo qui per creare altro odio. Siamo qui perché vogliamo che venga ascoltata anche la nostra voce. Perché fino ad ora è passata una narrazione che ci descrive come delinquenti, quando in realtà qui ci sono 56 famiglie, la maggior parte italiane, che lavorano, pagano le tasse e cercano semplicemente di vivere in pace.

Questo palazzo, per quarant’anni, è stato una comunità unita. Una comunità fatta di vicini che si aiutavano, di famiglie cresciute insieme, di rispetto reciproco. E vedere tutto questo distrutto da continue provocazioni, accuse false e persecuzioni mediatiche è devastante.

Noi chiediamo soltanto una cosa: poter tornare a vivere serenamente, senza paura, senza minacce e senza essere trattati come mostri per colpe che non abbiamo