Nel video l’intervista al sindaco di Modena Massimo Mezzetti
Sono le 16.53, quando un normale sabato pomeriggio nel cuore di Modena si trasforma in un incubo. Una Citroen C3 lanciata a folle velocità da Largo Garibaldi entra in via Emilia Centro, colpendo le persone che camminavano sul marciapiede a destra della strada, poi punta a sinistra e si schianta contro un negozio, colpendo gravemente una donna che perde entrambe le gambe. Sono le scene che tutti a Modena, esattamente a un mese di distanza, ancora ricordano. Oggi è definito l’attentato o la strage del 16 maggio. In quei momenti c’era solo paura. Il folle gesto di Salim El Koudri, subito fermato grazie al coraggio di alcuni cittadini, ha provocato in totale otto feriti: sette travolti, un’ottava persona si è sentita male per il panico. Nel corso di questo mese, molti sono stati dimessi. L’ultima a uscire dalla terapia intensiva di Baggiovara per continuare la riabilitazione in un’altra struttura, è la 53enne di origine polacca colpita dall’auto mentre era in bicicletta. Rimane in terapia intensiva la donna di 55 anni ricoverata insieme al marito al Maggiore di Bologna. Per loro e per tutti gli altri feriti è stata attivata una raccolta fondi che ha raccolto oltre 27mila euro. Quanto accaduto ha lasciato una città cambiata, più impaurita, ma che non si può fermare. Ed ha determinato anche una riflessione sulla sicurezza dell’accesso al centro storico che ha portato alla collocazione di dissuasori fissi




































