Assolti con formula dubitativa: questo l’esito del processo al ragazzo di Parma e alla giovane modenese accusati di essere gli autori delle scritte contro Marco Biagi comparse nel marzo 2018 sui muri del dipartimento di Economia intitolato proprio al giuslavorista ucciso dalle brigate rosse. Al termine del processo con rito abbreviato, il gip di Bologna, Domenico Truppa, ha respinto la richiesta dei pm che avevano chiesto per il giovane, all’epoca dei fatti 28enne e ritenuto l’autore materiale delle scritte, la condanna a un anno e otto mesi, e per la modenese, all’epoca 26enne, una pena di un anno. Nel corso del procedimento non sono emerse prove che dimostrassero con certezza la colpevolezza dei due ragazzi, accusati di apologia di terrorismo e porto abusivo d’armi in concorso. La consulenza grafologica commissionata dalla difesa e quella successiva richiesta dalla Procura hanno “concluso per un’incompatibilità tra il segno grafico delle scritte e la mano del ragazzo”. Le indagini, ha spiegato il difensore dei giovani, non hanno nemmeno potuto stabilire con certezza che l’auto ripresa dalle telecamere fosse quella del giovane. Per capire esattamente cosa abbia portato all’assoluzione dei due imputati bisognerà comunque attendere le motivazioni della sentenza, che dovrebbero essere depositate nel giro di 90 giorni. Nel processo si erano costituite parte civile la Fondazione Biagi e l’Università dato che sui muri di via Berengario erano state scritte, con vernice spray, le frasi “1000 Biagi”, “Marco Biagi non pedale più”, “Onore a Mario Galesi” e “Onore ai compagni combattenti”.

 

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