Un presepe “a tappe”, fatto di statuine e Sacra Famiglia ma anche di pannelli colorati con su inciso i nomi o le generalità di alcune delle oltre 30 mila vittime del mare, di salvagenti e coperte utilizzati dai migranti in quella traversata verso l’Europa che punta a dare una speranza e che troppo spesso ha portato la morte. E’ il “presepe scomodo”, come lo definisce lo stesso parroco Matteo Cavani, realizzato davanti alla parrocchia della Madonna Pellegrina, in largo Madre Teresa di Calcutta, che inizia nel cortile e prosegue all’interno della chiesa a simboleggiare un percorso che porta alla scoperta della natività. Un’idea nata al termine del “Festival della Migrazione”, organizzato dalla Fondazione Migrantes della Cei, che si è concluso lo scorso 30 novembre con quella che parrebbe essere una provocazione ma che invece, nello spirito degli organizzatori, è un invito alla riflessione. Le statue utilizzate sono quelle tradizionali, le stesse utilizzate negli anni precedenti, l’idea e ciò che precede l’arrivo alla Sacra Famiglia, invece, è completamente nuovo ed originale. La fuga in Egitto di Giuseppe e Maria per sfuggire alla strage degli innocenti, il lungo viaggio dei Magi che, lasciato l’oriente seguendo al cometa, arrivano a Betlemme: avvenimenti drammatici, colmi di difficoltà e di dolore con il filo conduttore legato al viaggio. E’ questo che don Matteo Cavani ha voluto simboleggiare paragonandolo ai migranti che, tra sofferenze ed eventi drammatici che possono portare alla morte, si incamminano in un viaggio seguendo la cometa di un futuro migliore.

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