Nel video l’intervista ad Annalisa Sassi, Presidente Confindustria Emilia-Romagna
Se la guerra in Iran dovesse protrarsi fino a dicembre, una recessione sarebbe “quasi certa”. Questo lo scenario elaborato da Confindustria. Se la guerra fosse finita a marzo, ha calcolato l’associazione, la crescita sarebbe stata di un debole +0,5%, se la pacificazione arrivasse a giugno, vi sarebbe una stagnazione. Nello scenario peggiore, ovvero di una guerra di dieci mesi, la flessione sarebbe dello 0,7%. Una crisi più grave di quella del Covid, ha commentato il presidente nazionale degli industriali, Emanuele Orsini. Gli fa eco la vicepresidente e leader di Confindustria Emilia-Romagna, che, pur riconoscendo la resilienza delle imprese del nostro territorio, paventa gravi ripercussioni se il Governo non dovesse intervenire celermente con un piano energetico ed industriale, soprattutto per aiutare una manifattura che già nei mesi scorsi aveva subito una flessione. Il conflitto si inserisce in un quadro internazionale in cui già i dazi americani avevano preoccupato gli imprenditori. La loro introduzione ha però spinto gli accordi in nuovi mercati, su cui Confindustria è certa sia necessario investire






































