Nella zona dell’ex consorzio agrario, dove dovrebbe sorgere il nuovo centro Esselunga, sono iniziati i lavori preliminari per i servizi. Un segnale importante di sblocco per un’area che attende da 20 anni la riqualificazione e che rientra nelle zone oggetto del Piano periferie
Lavori per tre mesi da 50.000 euro, necessari per posare le tubature ed iniziare le opere di urbanizzazione primaria dell’area dell’ex consorzio agrario. Siamo lungo l’asse di via Canaletto, nell’area di proprietà di Esselunga, ferma da 20 anni a seguito della lunga querelle, risolta solo tre anni fa, tra Coop, Esselunga e Comune. Storia consegnata al passato. Un passato che pare sepolto dalle ruspe che in questi giorni, dopo i rilievi del mese scorso, hanno iniziato a spaccare il terreno per depositare tubature ed impianti al servizio della nuova area che da troppo tempo divide via Fanti e la parte nord della stazione al resto della città. Cantieri aperti e lavori al via, a conferma che questa potrebbe essere la volta buona per un’area strategica non solo per la sua grandezza ma perché parte integrante di quei progetti di riqualificazione della fascia ferroviaria nord fermi dal 1999 e solo ora in parte ripresi e rilanciati attraverso il Piano periferie. Un progetto importante, quello dell’area dell’ex consorzio, anche perché sarebbe il primo che vedrebbe un massiccio apporto di capitale privato, vero tallone d’achille per il piano periferie. Perché se i 18 milioni arrivati dallo Stato come premio per il progetto presentato dal Comune serviranno a completare i cantieri pubblici, già iniziati sulla port nord, rimane forte l’incognita sui privati. Il Comune conta che gli interventi legati ai 18 milioni del bando possano smuovere investimenti privati. Ma fino ad ora ben poco si è mosso. E la conferma arriva proprio da uno degli stabili più centrali nella zona, quello di proprietà della Banca Popolare, che un tempo ospitava la borsa merci della camera di commercio e che si affaccia proprio sulla via Canaletto che sulla base del piano periferie dovrebbe trasformarsi in boulevard. Lo stabile è abbandonato da più di dieci anni, in uno stato di progressivo degrado, al punto da perdere pezzi e sgretolarsi, ed obbligare a transennare la zona per il pericolo creato. Capitale privato dal destino ancora incerto che non potrà rimanere nello stato attuale nel momento in cui tutto intorno, almeno si spera, cambierà.






































