Erano le 4:03 della notte quando il sonno dei modenesi venne interrotto da un boato. Pochissimi istanti dopo, la terrà tremò. Era il 20 maggio del 2012, l’anno che nessuno può dimenticare. Un anno di paura, di distruzione, di dolore. Un sisma di magnitudo 6.1, profondo 6,3 km, con epicentro Finale Emilia, interruppe i sogni della bassa, costrinse le persone a fuggire, spesso a dire addio alle proprie case, purtroppo anche ai propri cari. Fu solo il primo di una serie terribile che portò complessivamente alla morte di 28 persone, 300 feriti e migliaia di sfollati. Un evento ancora oggi vivido nella memoria di chi l’ha vissuto. Il terremoto distrusse o danneggiò l’80% degli edifici pubblici della bassa. Le immagini dei paesi ridotti in macerie fecero il giro del mondo. Tra i territori più colpiti dalla prima scossa, c’è stato il comune di San Felice sul Panaro, che sugli edifici pubblici porta ancora i segni di quella tragedia. Segni che rimangono anche nella memoria di una comunità che, comunque si è rialzata, si è rimboccata le maniche ed è ripartita, diventando un simbolo di forza e resilienza.