Tracce di acceleranti chimici che avrebbero alimentato le fiamme. Questo è ciò che emerge dalle analisi di laboratorio sui reperti del capannone per la lavorazione della carne della ditta Inalca, alle porte di Reggio Emilia, distrutto da un rogo nella notte tra il 10 e l’11 febbraio scorsi. Il responso è arrivato dopo il primo sopralluogo dei vigili del fuoco presso la sede dello stabilimento a fine marzo: un pastore belga del nucleo cinofili, addestrato alla ricerca sui luoghi di idrocarburi in contesti di incendio, aveva già rilevato tracce sospette, dando corpo all’ipotesi di un rogo di natura dolosa. Gli accertamenti di laboratorio sul caso Inalca, condotti a Milano, sono stati disposti dalla Procura di Reggio Emilia sulla base di altri interrogativi, come la violenza con cui erano deflagrate le fiamme e il fatto che lo stabilimento non fosse in funzione nella notte del rogo. Al momento l’ipotesi è quella di incendio doloso a carico di ignoti, ma le indagini proseguono alla ricerca del responsabile e del movente del gesto. Nel mentre è stato disposto il dissequestro dell’intera area che comprende lo scheletro annerito dello stabilimento.