Nel video l’intervista a Luciano Magnani, Presidente del Consorzio sciistico del Cimone

Il Monte Cimone spegne 50 candeline, un traguardo che racconta la trasformazione dello sci sull’Appennino. Cinquant’anni fa le stazioni di Fanano, Sestola e Riolunato correvano ognuna per conto proprio, con pass separati e collegamenti inesistenti. Oggi il comprensorio è un unico sistema, con oltre 50 km di piste e impianti moderni.  L’evoluzione è passata anche dalla tecnologia. La necessità di non dipendere solo dalla neve naturale ha spinto a soluzioni ingegnose e investimenti: oggi l’80% delle piste è innevato artificialmente, con sistemi che consumano meno acqua e meno energia e producono più neve. Le seggiovie a sei posti, con una capacità di 2.800 persone all’ora, e i battipista di ultima generazione riducono consumi e impatto, facendo del Cimone una delle stazioni più avanzate dell’Appennino. E proprio mentre il comprensorio celebra mezzo secolo di storia, il weekend ha riportato la neve: nel fine settimana sono caduti circa 40 centimetri. Ma l’attenzione resta alta anche fuori dalle piste. Il clima in questo periodo alterna gelo e rialzi termici, una condizione che rende meno sicuro il ghiaccio sui laghi d’alta quota. È per questo che l’Ente di gestione dei Parchi e della Biodiversità Emilia Centrale e i Comuni hanno ribadito il divieto di accedere alle superfici ghiacciate: al Lago della Ninfa, a Sestola, ai cartelli di divieto già presenti se ne sono aggiunti altri per scoraggiare chi pensa di camminare sulla coltre gelata.