Finalmente qualcosa si muove sul tema delle liste d’attesa, che a Modena avevano spinto in un solo anno quasi il 50% dei cittadini a rivolgersi al privato. Dati più precisi arriveranno a metà mese, spiega l’Ausl, ma già si sono osservati alcuni miglioramenti legati alla strada intrapresa con i medici di medicina generale e l’Azienda Ospedaliero Universitaria sull’appropriatezza delle prescrizioni. A gennaio è iniziata la progressiva distribuzione dei kit diagnostici negli studi dei medici di base in modo da poter evitare un buon numero di prescrizioni di test di primo livello, che secondo i dati analizzati dalla Fondazione Gimbe hanno una quota di inappropriatezza pari ad almeno il 30%. Guardando alle prestazioni dai ritardi più elevati, si è osservato che molte di esse hanno migliorato i temi di attesa: visite fisiatriche, ortopediche e pneumologiche trovavano spazio in calendario nel giro di pochi giorni. Mentre va ancora male l’oculistica, con la prima visita disponibile a maggio del 2027. Ulteriori dati, come detto, verranno illustrati a breve, ma l’attenzione del sistema sanitario all’appropriatezza pare stia dando frutti, nonostante una complessa situazione che vede la sanità pubblica ancora alle prese con la carenza di diverse figure professionali e soprattutto di risorse, tema che abbraccia tutto il sistema nazionale. Un sistema che secondo la Fondazione Gimbe è sempre più in difficoltà e per nulla agevolato nemmeno nella lotta contro le attese. L’organizzazione non-profit indipendente punta il dito sul DL convertito in legge 18 mesi fa, ma che manca ancora di due decreti attuativi, rilevandosi di fatto inefficace in termini di benefici ai cittadini. La Piattaforma Nazionale delle Liste di Attesa descrive il rispetto dei tempi con indicatori incomprensibile, dice Gimbe, rendendo difficile capire sia l’effettiva entità dei ritardi, sia il ricorso all’intramoenia, sia quali modelli territoriali stanno funzionando meglio di altri.