Nel video intervista a Mattia Binotto, Team Principal Scuderia Ferrari

Evoluzione, non rivoluzione. La SF1000, l’ultima nata dalla gestione sportiva del Cavallino Rampante, non rappresenta un punto di svolta rispetto alla SF90-H, la sua predecessora, ma simboleggia un segno di continuità, come dimostra anche il colore, sempre rosso opaco per la filosofia adottata la stagione passata di risparmiare peso con la vernice. Le differenze a livello estetico rispetto alla vettura della passata stagione le notiamo nella parte posteriore della SF1000: la zona della cosiddetta Coca-Cola, ossia la parte finale della vettura prima dell’alettone posteriore, è molto più stretta rispetto a quella della Ferrari 2019. Un’estremizzazione per recuperare quel carico aerodinamico che la SF90-H non aveva, così da essere competitiva anche in circuiti dove non ci sono lunghi rettilinei. Nell’ottica di avere ancora più carico la nuova monoposto è sbilanciata in avanti: nella parte posteriore la vettura è più alta dal suolo rispetto alla parte anteriore. Una analogia con la Red Bull che, non a caso, è la vettura migliore nei circuiti dove serve aerodinamicità. Rispetto alla SF90-H la SF1000 ha anche un passo più corto: la distanza tra la ruota anteriore e la ruota posteriore dell’ultima creazione è 3cm in meno della vettura 2019. Ciò permette maggiore guidabilità in tracciati stretti (come Monaco ad esempio), anche se 3 cm non sono una differenza sostanziale. Le novità tecniche della macchina vere e proprie poi le scopriremo a partire dal 19 febbraio per la prima giornata di test a Barcellona. Test che, come al solito, verranno divisi in due sessioni, con la prima dal 19 al 21 e la seconda dal 26 al 28 febbraio. SF1000 è nata nel segno dell’estremizzazione, per provare a interrompere l’egemonia Mercedes che dura da 6 anni a questa parte e per tentare di riportare a casa i titoli mondiali, con quello piloti che manca dal 2007 e quello costruttori assente a Maranello dal 2008.

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