Ieri sera a Detto e non Detto si è parlato nuovamente del caso della Fondazione di Modena. Dopo i dati illustrati dal Presidente Tiezzi, ammanco da 1.162.810 euro, 807 bonifici, tre i conti correnti interessati, periodo di riferimento sei anni, rimane il tema della responsabilità non solo del dipendente infedele e ludopatico ma anche quello dei vertici dell’ente stesso. Perché è pacifico che del furto in sé debba rispondere il ladro, ma la dirigenza ha una responsabilità concorrente, sia che non abbia adottato dei modelli adeguati per evitare simili rischi che, a maggior ragione, se li ha adottati ma non li ha applicati a tutti i livelli e – soprattutto – ha omesso di svolgere i necessari controlli. Perché concretamente si è verificata una concentrazione di potere in capo ad un unico soggetto con accesso alla cassa, alle carte di credito e ai conti correnti. Cioè in pratica il dipendente infedele autorizzava il bonifico e lo eseguiva pure, in evidente violazione di quanto previsto dal modello 231 al punto 3.3, applicato dall’ente dal 2021. E allora viene spontanea la domanda: non è forse questa la grande responsabilità oggettiva dell’ente, quella di aver approvato regole, il modello 231 appunto, che poi nei fatti sono state disattese senza alcun controllo per ben sei anni? Ed ancora: allora è giusto che la governance, in questo contesto, faccia un passo indietro?







































