Il coronavirus ha paralizzato il mondo dello sport. E se le società professionistiche attendono risposte dalle istituzioni su come procedere per quanto riguarda i pagamenti e anche per quanto riguarda la stagione sportiva in sé, la situazione è decisamente più complicata per le società dilettantistiche. La Lega Nazionale Dilettanti chiede soluzioni. Risposte che al momento non ci sono, anche perché le priorità del Paese sono altre. Si naviga nel buio, tra una ipotesi e l’altra, mentre il disastro economico avanza inesorabile tanto che, secondo uno studio della Figc, nel nostro Paese sono a rischio il 30% delle squadre di calcio dilettanti a causa della forte crisi economica generata dall’emergenza covid-19. La crisi economica in atto e la mancanza di prospettive sono macigni pesanti per molte società che oltre a fare sport alimentano il motore solidale di un Paese intero. In tutta Italia si tratta di 12 mila società, 66 mila squadre e oltre un milione di tesserati. Oltretutto il 40% dell’attività si concentra tra Lombardia, Veneto, Piemonte ed Emilia Romagna, le zone più colpite dall’emergenza Coronavirus. Una situazione che potrebbe portare anche alla cancellazione della stagione sportiva 2019/2020 di tutte le categorie dilettantistiche, dall’Eccellenza alla terza categoria passando per il calcio giovanile. Una decisione già adottata dalla Football Association, la Federazione calcistica inglese, che ha stoppato i campionati di tutte le categorie inferiori alla National League, giovanili e femminili compresi. Per salvare le società, la Lega dilettanti nel prospetto presentato alla Figc ha chiesto un contributo pubblico di circa 12 milioni per sostenere gli sforzi dei club, ma soprattutto garantire la loro sopravvivenza.

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