Nel video l’intervista a Roberto Butelli, Segretario Provinciale Siulp
Il Taser è diventato in pochi anni uno degli strumenti più rilevanti nella gestione delle situazioni critiche da parte delle forze dell’ordine, ma la sua diffusione sul territorio resta ancora limitata. A Modena, come nel resto d’Italia, l’arma a impulsi elettrici viene considerata efficace nei casi in cui le dotazioni tradizionali non bastano. Il dispositivo, grazie anche all’effetto deterrente del segnale acustico e visivo, viene spesso descritto come utile nel ridurre l’escalation della violenza in contesti ad alto rischio. Tuttavia il problema principale riguarda però la formazione: per poterlo utilizzare è necessario un corso specifico con istruttori qualificati e materiale da addestramento. In provincia, però, gli istruttori sarebbero pochi, e questo rallenta l’abilitazione di nuovi operatori. A complicare la situazione ci sono anche alcune regole ministeriali che rendono più difficile la formazione di nuovi istruttori: tra i requisiti richiesti c’è il possesso di una specifica qualifica da istruttore di tiro e, soprattutto, la garanzia di una stabilità nella sede di servizio per un periodo minimo.






































