Nel video le interviste a:
- Taysir Batniji, artista
- Donatella Pieri, Presidente Fondazione Ago
- Daniele De Luigi, Curatore della mostra
C’è un filo sottile che unisce memoria personale, storia collettiva e fragilità del presente. È il filo che attraversa l’opera di Taysir Batniji, artista palestinese che vive in esilio a Parigi, la cui ricerca nasce dall’esperienza diretta del conflitto e della distanza, trasformandosi in un linguaggio visivo fatto di assenze, tracce e impermanenze. La mostra, prima personale in un’istituzione italiana alla Palazzina dei Giardini ducali a Modena, accoglie il pubblico con un percorso che intreccia fotografia, video, disegno, pittura e installazione. Media differenti che l’artista utilizza per interrogare il confine tra visibile e invisibile, tra ciò che resta e ciò che scompare. Non una narrazione esplicita del conflitto, ma un lavoro più intimo e universale sul trauma, sulla perdita e sulla possibilità di resistenza attraverso l’arte. L’esposizione, promossa da Fondazione AGO, si inserisce in una riflessione più ampia sul ruolo dell’arte contemporanea nel raccontare identità sospese e territori segnati dalla storia. Il progetto espositivo, curato da Daniele De Luigi, costruisce un dialogo silenzioso tra spazio, opere e visitatori, invitando a soffermarsi su ciò che spesso rimane invisibile.







































