Campi nomadi sotto la lente. Il punto è stato fatto dall’Assessore Maletti, in particolare per quanto riguarda le micro-aree, realizzate circa dieci anni fa per superare i grandi accampamenti di nuclei sinti. Un focus spronato dall’incidente avvenuto alla Crocetta, che ha visto protagonisti quattro giovani rom residenti al campo di San Matteo, che tuttavia risulta abusivo e quindi non rientrante nel rapporto presentato dal Comune. Nelle micro-aree analizzate, sono emersi comunque diverse criticità, sotto il profilo della sicurezza, degli impianti e della densità abitativa. Negli ultimi cinque anni, sono stati spesi quasi 480mila euro per manutenzioni e adeguamenti delle aree nomadi, per interventi che vanno dagli allacciamenti elettrici alla manutenzione delle unità immobiliari. Le risorse più importanti sono andate rispettivamente al campo di via Nonantolana 1291, quello di via Cavo Argine e in via Django, dove quasi 222mila euro sono stati spesi dal comune per rifare gli impianti elettrici dopo che nel gennaio 2024 un incendio, dovuto ad allacciamenti manomessi, ha distrutto tutto il quadro elettrico e ha lasciato al buio e senza riscaldamento l’intera micro-area. Questi campi di piccole dimensioni sono stati istituiti dopo la chiusura e la disgregazione dell’ex grande campo di via Baccelliera. La legge regionale stabilisce che le micro-aree debbano avere una distribuzione omogenea sul territorio, collegamenti viari adeguati, distanza da fonti di pericolo e un massimo di 30-40 persone per area, ma è proprio il sovraffollamento a determinare un rilevante problema a Modena. L’area più fragile è ancora una volta quella di via Django, dove abitano una settantina di persone. Ma densità di popolazione superiori ai limiti della legge regionale si contano in altre tre micro-aree. Nonostante questo, non ci sarebbero stati controlli di carattere amministrativo e di polizia poiché nessuno li avrebbe richiesti