La ricerca della verità sulla morte di Daniela Ruggi rischia di protrarsi nel tempo, a causa delle difficoltà nel recupero di eventuali resti nella torre di Pignone, a Vitriola. In quell’edificio, a gennaio, due escursionisti hanno trovato il teschio della 32enne e da allora sono partite le ricerche per trovare altro materiale osseo e il cellulare della donna, da cui non si separava mai. Ma dopo le prime analisi di stabilità della torre, è risultato chiaro che per motivi di sicurezza le operazioni sarebbero state complesse. Oggi emerge, secondo quanto riportato dalla Gazzetta di Modena, la necessità, da parte della Procura, di ricorrere a un bando per selezionare un’impresa che si occupi di rimuovere le macerie interne alla torre e di mettere in sicurezza l’edificio, a rischio crollo ma protetto dal Pug comunale che ne vieta l’abbattimento. Per compiere tutti questi lavori sarà inoltre necessario creare una strada provvisoria che permetta il passaggio dei mezzi. La torre, oltre a essere molto danneggiata, si trova anche in un luogo isolato, servita solo da uno sterrato, non adatto al passaggio dei mezzi pesanti. Operazioni necessarie per compiere indagini in sicurezza, ma che hanno bisogno di tempo, settimane, forse mesi, lasciando aperti i tanti interrogativi che circondano la morte di Daniela, per la quale la Procura ha aperto un fascicolo per omicidio.