Interrogatori di garanzia al carcere di Modena per 5 dei 7 indagati coinvolti nella strage di Corinaldo. Tutti si sono avvalsi della facoltà di non rispondere

Uniti da un sostanziale silenzio da tenere di fronte, per la prima volta, al giudice, negli interrogatori di garanzia, oggi in carcere a Modena. Divisi dalle posizioni che avrebbero ricoperto all’interno della cosiddetta banda dello spray ritenuta responsabile della strage di Corinaldo nella notte tra il 7 e l’8 dicembre. Perché in quella banda c’è chi era specializzato nello strappo dei preziozi, chi nell’uso dello spray, chi nel nascondere la refurtiva e chi nel rivenderla. Questa mattina, al carcere di Modena, dove erano fissati gli interrogatori di 5 arrestati, 4 giovani della banda (Mormone, Di Puorto, Haddada e Akkari) e il 65 enne ritenuto il ricettatore della banda Andrea Balugani, per voce dei loro legali, hanno confermato di fatto una medesima strategia, basata sul silenzio. Una strategia, che la banda, o almeno una parte di essa, avrebbe deciso di tenere sulla base di un vero e proprio patto emerso come tale dalla indagini dei carabinieri, basate anche sulle intercettazioni telefoniche. Un patto di silenzio che in prima battuta sarebbe stato proposto da Ugo Di Puorto a Eros Amoruso, quest’ultimo deceduto a fine aprile in un incidente, ed al cugino Raffaele Mormone, anch’egli indagato. Entrambi assistiti dall’avvocato Rossi che all’uscita dal carcere ha preferito il no comment. I due sono in carcere a Modena insieme ad altri due componenti della banda, Badr Amouya e a Moez Akari. Quest’ultimo, attraverso il proprio legale Luca Scalera, ha dichiarato essere estraneo ai fatti. Il giovane avrebbe anche affermato di conoscere appena il Di Puorto, elemento che confermerebbe l’ipotesi che la banda criminale si dividesse in due sottogruppi, autonomi nell’azione, che pur presenti la sera dell’8 dicembre alla discoteca di Corinaldo, avrebbero agito in modo differente. Uno dei tanti aspetti su cui gli inquirenti dovranno fare luce. Quinto indagato presente al carcere di Modena e sottoposto oggi all’interrogatorio di garanzia il 65 enne Andrea Balugani, titolare di un compro oro a Castelfranco ed individuato come il ricettatore del gruppo. Anche per lui il legale, Chianese ha scelto la via del silenzio. Ancora poco definito il quadro d’accusa – ha affermato. L’uomo potrebbe scegliere di essere ascoltato nei prossimi giorni. Nel frattempo, assistiti dall’avvocato Luca Scalera, si sono dichiarati estranei ai gravi fatti contestati, pur presenti sulla tragica scena della discoteca La Lanterna Azzurra la notte dell’8 dicembre anche Aouhaib Haddada, detenuto al carcere di Ravenna e Andrea Cavallari, detenuto al carcere di Genova. Quest’ultimo, interrogato ieri, avrebbe negato il suo coinvolgimento, affermando di essere arrivato lì pochi minuti prima della tragedia, di non averne preso parte. Silenzio da parte del giovane di Bomporto, sugli altri episodi contestati, circa una ventina di furti presumibilmente commessi durante le serate folli della banda per i locali del nord Italia che sarebbero continuati anche nei mesi successivi a quella maledetta notte dell’8 dicembre che portò a causa dell’uso del peperoncino, a conseguenze tragiche con la  morte di 5 giovani tra i 14 e i 16 anni e di una madre di 39 anni.

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