Pare non ci sia fine ai lavori decennali che per il completamento del sottopasso ex Benfra. L’accesso pedonale, mai concluso, è ancora rifugio per tossicodipendenti e senza fissa dimora e non ci sono prospettive sulla fine dei lavori

La storia del sottopasso che doveva costituire una alternativa ciclopedonale al trafficato ponte di via Ciro Menotti per unire le aree a nord e a sud della ferrovia è nota. Siamo nei pressi del museo casa natale ento ferrari. Iniziato nel 2003, ha attraversato dieci anni di blocco lavori, fino quando 5 anni fa il cantiere era stato affidato per la conclusione. Togliendo dal progetto iniziale per risparmiare, l’ascensore per disabili. Se ne fecero carico in sequenza due cooperative di costruzioni, una modenese ed un’altra toscana. Entrambe, dopo avere ricevuto l’appalto, hanno abbandonato il cantiere. Dopo un anno il comune decide di concludere con costi propri i lavori ma non si può intervenire su un’area, forse quella più importante dell’opera, riguardane il vano scale ed ascensore, che rimangono chiuse. Rendendo inaccessibile ai disabili e di fatto a chi ha anche solo leggere difficoltà deambulatorie. Ma i problemi non finiscono, anzi iniziano qui. Perché entrambi gli accessi ai vani scale sono stati trasformati in bivacchi notturni e rifugi per senza fissa dimora e tossicodipendenti come conferma chi il sottopasso lo attraversa tutti i giorni. E sulle aree inaccessibili, inaccessibili per chi potrebbe utilizzarle, ma non per malintenzionati che si sono aperti varchi personalizzati, sembra non esserci prospettiva di sblocco, essendo vincolate a procedure burocratiche legate agli abbandoni delle due cooperative che non hanno concluso i lavori, annoverando l’opera tra le grandi incompiute della città. Purtroppo in buona compagnia in zona visto che su un lato insiste anche l’eterno cantiere delle ex fonderie e dall’altro quello delle ex ferriere

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