Per il primo marzo è fissata l’udienza preliminare per il caso del bimbo morto per le percosse subito all’interno della sua abitazione in via Carlo Sigonio. La mamma è accusata di delitto preterintenzionale e il suo compagno di autocalunnia

E’ trascorso poco più di un anno dalla morte del bimbo moldavo di tre anni e otto mesi che abitava insieme alla madre e al compagno albanese in un miniappartamento di via Carlo Sigonio. Un decesso non avvenuto per cause naturali ma per gravi maltrattamenti e percosse. I giudici hanno stabilito che si è trattato di omicidio. La madre del piccolo, 28enne moldava ed ex prostituta è accusata di delitto preterintenzionale non colposo, mentre il compagno di lei, un 39enne albanese è accusato di autocalunnia e falsa testimonianza. Ora è fissata al primo marzo l’udienza preliminare. I difensori dei due chiederanno al gip il patteggiamento. Tutto risale al 14 gennaio del 2017, quando la mamma aveva chiamato il Pronto Soccorso per un malore del bimbo, in realtà fin da subito i medici ma soprattutto l’esame autoptico evidenziarono chiari segni di percosse sul suo corpicino. Nel corso dell’autopsia si scopri un’infezione collegata alla rottura del mesentere, causata da una violenta botta. Il primo passo della coppia era stato fatto dal compagno della donna, che si era autodenunciato ai carabinieri e alla procura come responsabile del decesso. Nei successivi interrogatori però la donna ammise le sue colpe e racconto di aver picchiato lei stessa il figlio dopo aver più volte discusso col compagno, innervosito dai pianti del bambino.