Sono più di 4 mila le nuove diagnosi di Tumore al seno in Emilia-Romagna ogni anno, pari al 30% di tutti i tumori femminili nella regione. Ma con lo screening mammografico, ha permesso di abbassare la mortalità del 56%. E proprio in questo contesto arriva una scoperta che potrebbe segnare una svolta nella cura di questa malattia. L’Azienda Ospedaliero-Universitaria e l’Università di Modena e Reggio Emilia hanno avuto un ruolo chiave in uno studio internazionale pubblicato sulla rivista “Annals of Oncology”, realizzato insieme all’ospedale San Martino di Genova e a 109 centri oncologici di 33 Paesi. Analizzando i dati di quasi 4mila giovani donne portatrici di mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2 – geni oncosoppressori che normalmente riparano i danni al DNA – i ricercatori hanno scoperto che non tutte le mutazioni sono uguali: alcune sono legate a tumori più aggressivi, altre a evoluzioni diverse della malattia. Un risultato che apre la strada a percorsi di cura personalizzati, con controlli più mirati e terapie più adatte. Tra i protagonisti dello studio ci sono il professor Massimo Dominici e l’oncologa Angela Toss, che ha presentato i risultati anche al congresso mondiale di oncologia di Chicago. Una scoperta che conferma il ruolo di Modena come centro di riferimento nella ricerca oncologica, portando la medicina sempre più vicina alle esigenze della paziente.







































