Si erano rialzate subito dopo le scosse del maggio 2012 e non hanno mai fermato le produzioni durante l’emergenza coronavirus. Le aziende del settore biomedicale della Bassa modenese in queste settimane hanno saputo dare risposta alle esigenze del sistema sanitario regionale e nazionale producendo dispositivi di sicurezza e macchinari per la respirazione extracorporea. Mentre il Tecnopolo della ricerca biomedicale di Mirandola, nato proprio dopo il sisma che ha colpito il nostro territorio otto anni fa, è diventato, insieme all’Università di Bologna, il laboratorio di riferimento per testare e certificare i dispositivi di protezione individuale, per rispondere rapidamente alle richieste delle imprese che avevano riconvertito la propria produzione. Da metà marzo, il centro di ricerca di Mirandola, è stato contattato da più di 800 tra aziende, istituti, e soggetti pubblici: un terzo dei contatti ricevuti si sono trasformati in ordini attivi. Il Tecnopolo ha svolto un’attività di accompagnamento delle imprese verso un settore, quello dei dispositivi medici, molto normato e con regole stringenti per la tipologia di produzione. Diverse aziende hanno ottenuto la validazione da parte dell’Istituto Superiore di Sanità e la loro produzione è già in commercio.

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