Il processo nei confronti del 19enne ritenuto responsabile dello stupro avvenuto il 19 agosto scorso sul percorso natura di San Damaso inizierà a breve. Il Gip Barbara Malavasi, su richiesta della Procura, ha infatti disposto il giudizio immediato per il giovane, uno studente italiano di origine marocchina, incensurato. Secondo l’accusa, non si sarebbe reso responsabile soltanto della violenza sessuale commessa ai danni di una 54enne, ma anche di altri due tentativi di stupro avvenuti rispettivamente il 12 febbraio a Castelfranco Emilia e il 23 maggio nei pressi dei laghetti di Sant’Anna, a poca distanza dal percorso Vivi Natura. Determinante per l’arresto sarebbe stata proprio la testimonianza della donna aggredita a San Damaso. Con il supporto dei suoi legali, Cosimo Zaccaria e Peter Martinelli, la 54enne aveva deciso di raccontare pubblicamente quanto subito, nella speranza di incoraggiare altre vittime di violenza a denunciare. Un’aggressione brutale che le ha provocato gravi lesioni, tra cui la lacerazione di una corda vocale. Il suo racconto aveva inoltre permesso alla polizia scientifica di ricostruire il volto del sospettato, a cui vengono contestate diverse aggravanti: oltre alla violenza sessuale, è accusato anche di rapina e di lesioni personali. Le indagini avrebbero fatto emergere uno schema preciso nelle aggressioni. A febbraio, il giovane si sarebbe appostato all’esterno di una polisportiva e avrebbe aggredito alle spalle una donna appena scesa dall’auto. Dopo averla immobilizzata, stringendole un braccio attorno al collo, l’avrebbe trascinata in un fosso nel tentativo di violentarla. Solo l’arrivo di un automobilista avrebbe costretto il ragazzo alla fuga. Un episodio analogo si sarebbe verificato a maggio, ai laghetti di Sant’Anna, dove il 19enne avrebbe tentato di aggredire una seconda donna, prima di compiere la violenza sessuale ai danni della 54enne.





































