Nel video l’intervista a Stefano Longagnani, professore Liceo Corni Tecnico e Scientifico

Adesso che la comunità scientifica ha messo nero su bianco, con dati e studi, quanto la dipendenza dai social possa influire sulla salute mentale degli adolescenti, l’Italia prova a correre ai ripari. Ansia, depressione, deficit di attenzione, uso compulsivo dello smartphone: sono sempre di più i segnali che arrivano da scuole, famiglie e specialisti. Il Governo è al lavoro su una bozza di legge che punta a impedire l’accesso ai social network agli under 15. Una stretta che arriva anche dopo drammatici casi di cronaca. L’ultimo, in provincia di Bergamo, dove una professoressa è stata accoltellata da uno studente di appena 13 anni che, con il cellulare, ha trasmesso in diretta su Instagram l’aggressione. Ed è proprio nelle scuole che questo fenomeno si manifesta ogni giorno, tra cyberbullismo, dipendenza e perdita del senso del limite. Il punto, però, non è solo vietare. È capire quanto peso possano avere questi strumenti quando finiscono nelle mani sbagliate, o quando vengono usati senza consapevolezza. Un commento offensivo o minaccioso, un video girato e pubblicato online, una sfida lanciata sui social: contenuti che possono avere conseguenze molto più pesanti di quanto, spesso, si immagini.