Le Istituzioni europee respingono la richiesta di revisione del sistema ETS auspicata dall’industria ceramica. Tra gli imprenditori cresce il timore per la bozza della Commissione europea che va nella direzione di abbassare invece i benchmark, ovvero i livelli di emissioni concessi nel complesso meccanismo che lega la produzione di CO2 a un sistema di quote. Ad alzare la voce è ancora una volta il mondo delle piastrelle, con ACIMAC, l’associazione dei costruttori italiani di macchine e attrezzature per l’industria ceramica, che parla di una scelta che rischia di compromettere direttamente la tenuta industriale e occupazionale dei distretti del settore, fiore all’occhiello del Made in Italy. La sigla ricorda che il polo ceramico nazionale conta oltre 40.000 addetti diretti e un indotto altamente specializzato; eppure oggi questo settore si ritrova esposto più che mai a scenari di delocalizzazione e perdita di competenze difficilmente recuperabili. In assenza di correttivi al sistema Ets, avvisa Acimac, esiste un rischio concreto e significativo di una riduzione del numero di imprese e di posti di lavoro, con effetti profondi sulla struttura industriale e sociale dei territori, in primis quelli modenesi, che contano un’altissima concentrazione di aziende. La recente bocciatura dell’Unione a una revisione che tenga conto delle difficoltà degli imprenditori della ceramica viene visto come un segnale molto negativo per un settore che ha sempre investito nella transizione energetica. Il sistema Ets per gli industriali non tiene infatti conto delle specificità tecnologiche dei processi per la produzione della ceramica e rischia di compromettere la sopravvivenza stessa dell’intera filiera. Il rischio, conclude Acimac, è che l’Europa perda un patrimonio industriale strategico, mentre altri paesi continuano a crescere con regole meno rigorose guadagnando mercato con sistemi molto più inquinanti di quelli italiani.