A Modena la sicurezza stradale resta una questione irrisolta. I morti sulle strade continuano a essere troppi e, al di là dei numeri, il problema principale è l’assenza di una strategia chiara e riconoscibile. A sottolinearlo è Davide Paltrinieri, portavoce della Rete Modena 30, secondo cui l’amministrazione comunale manca di una visione strutturata capace di mettere davvero al centro la protezione di pedoni e ciclisti. Solo nel 2025 i decessi complessivi in provincia sono stati 39: tra questi 10 ciclisti e 5 pedoni, rendendo Modena una delle province peggiori in regione per sicurezza stradale. Il limite dei 30 chilometri orari, secondo Paltrinieri, è spesso solo un cartello: non basta a garantire sicurezza se non è accompagnato da interventi concreti sullo spazio urbano. Servirebbero carreggiate più strette, marciapiedi più ampi, attraversamenti rialzati e incroci ripensati, soluzioni già adottate con successo in altre città italiane. Anche le strade scolastiche restano un’occasione mancata: interventi strutturali avrebbero potuto ridurre il traffico e il rischio attorno alle scuole, ma spesso si è scelto il minimo indispensabile. Per Paltrinieri, a Modena persiste una cultura che privilegia l’auto e colpevolizza gli utenti più vulnerabili. La città 30 può funzionare, ma solo se accompagnata da infrastrutture adeguate, controlli costanti e campagne educative. Senza una responsabilità politica chiara e una strategia continua nel tempo, la sicurezza stradale rischia di restare uno slogan, mentre il costo sociale degli incidenti ricade ogni giorno sui cittadini.