C’è una parola che fino a poco tempo fa faceva pensare al cielo aperto, a una festa, a uno sguardo leggero dall’alto: “drone”. Oggi, invece, quella stessa parola porta con sé un’ombra, un rumore lontano che sa di guerra e di paura. È da qui che l’arcivescovo Erio Castellucci sceglie di iniziare il suo messaggio alla comunità: da un’immagine sospesa tra bellezza e minaccia, capace di raccontare qualcosa di profondamente umano. Nel giorno in cui si apre la Settimana Santa, la città è invitata a fermarsi e riflettere. La Pasqua non è solo una tradizione, ma un passaggio: attraversa il dolore per arrivare alla vita, la paura per aprirsi alla speranza. Proprio come accade con i droni, simbolo ambiguo del nostro tempo. Strumenti che possono distruggere, ma anche salvare. Macchine che, nelle guerre, seminano morte, ma che, nelle mani giuste, diventano occhi che cercano dispersi, strumenti di soccorso, possibilità di vita. È qui che il messaggio diventa personale. Ognuno è chiamato a scegliere quale “drone” far volare nella propria vita: quello che ferisce o quello che cura. La Pasqua ci ricorda che anche dentro le contraddizioni più forti può nascere qualcosa di nuovo. Dal buio del Venerdì Santo, il giorno della morte di Gesù, alla luce della Domenica, simbolo della Resurrezione. In questa settimana, allora, l’invito di Monsignor Castellucci è semplice e profondo: diventare artigiani di pace, capaci di orientare i propri gesti verso il bene. Perché la speranza, come la risurrezione, non fa rumore. Ma può e deve cambia tutto.