In Emilia-Romagna mancano 502 medici di famiglia. Non è una proiezione, ma una stima attuale della Fondazione Gimbe che fotografa un sistema in affanno, con un numero di professionisti insufficiente rispetto al fabbisogno reale della popolazione. Il dato, aggiornato al 1 gennaio 2025, è calcolato sulla base di un medico ogni 1200 assistiti e fotografa una situazione più critica rispetto a regioni come Toscana e Lazio. E il quadro è destinato a peggiorare: entro il 2028 per la Fimmg ben 490 medici raggiungeranno l’età pensionabile, senza che il ricambio sia oggi garantito. Alla radice del problema secondo la Fondazione c’è una programmazione carente, che per anni non ha bilanciato uscite e ingressi, a cui si aggiunge una professione sempre meno attrattiva per i giovani medici. Le conseguenze sono già visibili: meno medici disponibili, carichi di lavoro più elevati e una popolazione che invecchia rapidamente, con un aumento delle patologie croniche. In questo scenario senza un numero adeguato di medici di famiglia, cresce il rischio di sovraccaricare ospedali e pronto soccorso, che finiscono per assorbire anche bisogni che dovrebbero essere gestiti sul territorio. Tra il 2019 e il 2024 i medici di base in Emilia-Romagna sono infatti diminuiti del 7,6%. Qualche segnale di inversione c’è, con un aumento del 42% degli iscritti ai corsi di formazione in medicina generale. Ma, secondo la fondazione Gimbe, si tratta di una risposta lenta rispetto a un problema immediato. Oggi il rischio è concreto: senza interventi strutturali sulla programmazione e sull’attrattività della professione, trovare un medico di famiglia vicino a casa diventerà sempre più difficile, anche in una regione che è stata a lungo un punto di riferimento per la sanità pubblica