Nel video l’intervista a Massimiliano Ferrarini, Centro Caritas Diocesana

Di carcere si parla solo in emergenza: solo quando la cronaca titola di suicidi e i numeri descrivono un sovraffollamento ingestibile. Il carcere resta una realtà a parte, a porte chiuse, dove le sofferenze restano recluse, come le persone. Lo sanno bene i volontari della Caritas che lavorano insieme ai detenuti, toccando con mano un ambiente pieno di difficoltà nel riuscire nel suo intento originario: rieducare e reinserire nella società. Il Carcere di Modena ha contato lo scorso anno cinque suicidi, in ambienti sovraffollati e con carenza di educatori. Una situazione che spesso diventa disumanizzante, come se l’errore che ha portato dietro le sbarre non potesse essere riparato. Per riflettere su cosa è stato fatto e soprattutto cosa c’è da fare per poter parlare di giustizia anche dopo una sentenza di condanna, si terrà domani, nell’ambito di Modena Capitale del Volontariato, un convegno alla presenza del Cardinale Matteo Maria Zuppi, in dialogo con il direttore del carcere e le autorità cittadine, per capire cosa c’è nel carcere e cosa dal carcere può rinascere