Home Blog Pagina 9970

Modena e le occasioni perdute: dalla serie A alla Mediopadana


    La città ha un problema di statura e rilevanza politica

    Il Sassuolo con la preziosa serie A abbandona Modena e si sposta a Reggio; l’Alta velocità inaugura stazioni a Reggio e Bologna, non in città dove mancano anche le opere complementari; i cimeli di Pavarotti si espongono a Verona, non sotto la Ghirlandina. Sono sempre di più i treni, su cui l’amministrazione comunale non sale. Modena sta perdendo pezzi importanti in tutti i campi: dallo sport alla cultura, dai trasporti alle infrastrutture. Una denuncia non nuova, ma in queste ultime tre settimane questo scenario di opportunità perse è diventato chiaro a tutti i cittadini. A iniziare dalla vicenda del Sassuolo Calcio che per anni è stato ospitato nel nostro stadio e quando poteva effettivamente portare qualcosa alla città, la società sportiva di Giorgio Squinzi ha preferito spostarsi a Reggio Emilia. Una scelta aziendale legittima, il problema è l’impotenza dell’amministrazione comunale nel farsi sfuggire l’opportunità di avere la Serie A. «Hanno fatto in modo che il Sassuolo si sia sentito respinto – sottolinea il consigliere comunale del Pdl Sandro Bellei – e si è persa una grande occasione perchè la serie A porta star internazionali e tanti appassionati di calcio». Un allarme che abbiamo riportato spesso in queste pagine con le interviste agli operatori dei locali vicino allo stadio, di Amedeo Faenza per Federalberghi e delle associazioni di categoria. Ma il problema è più profondo della perdita della massima serie. Sabato scorso si è inaugurata a Reggio la stazione della Mediopadana, per l’alta velocità. Anche in questo caso Modena resta ai margini perchè non si sono realizzate neanche le opere complementari. Sul fronte della cultura non si può dimenticare l’esposizione recente a Verona di cimeli del grande Luciano Pavarotti, la cui figura ed opere meriterebbero una maggiore valorizzazione. Poi i problemi di mancanza di statura politica che si vedono nei bandi di finanziamento statali. L’ultimo presentato per la riqualificazione dell’area Ex-Amcm e delle Ex-Fonderie non è andato a buon fine, contrariamente a quello presentato da Reggio. Naturalmente approvato. In città l’ultima opera di un certo rilievo costruita, senza fondi statali e con un projet financing che lascia per 40 anni le strade a una società privata – è il Novi Park. Il parcheggio che non riesce a decollare e quindi ad essere utilizzato pienamente dai modenesi. «E’ lungo l’elenco delle occasioni perse – ripete Bellei – potevamo e dovevamo diventare la Food e la Motor Valley, ma altri territori hanno saputo fare meglio di noi. Penso a Parma che è riuscita a diventare una capitale del cibo. Siamo la città delle migliori auto sportive al mondo e abbiamo rottamato l’autodromo. Sul turismo abbiamo due siti Unesco Patrimonio dell’Umanità e non riusciamo ad attirare turisti. Sappiamo produrre tutto, ma non promuovere le nostre risorse». nGian Basilio Nieddu

    L’opposizione si mostra subito divisa


      Tanto che fallisce la nomina della Commissione elettorale

      Da subito le opposizioni si sono poste con atteggiamenti molto diversi verso la nuova amministrazione. Claudio Bartolacelli, sconfitto per 176 voti, non ha mancato di punzecchiare sulla presenza di tecnici in giunta, pur dicendo di non voler fare «un processo alle intenzioni». Poi ha osservato che «Rubbiani ha vinto soprattutto nel capoluogo, io nelle frazioni. Quindi mi auguro che si rapporti con me da sindaco del capoluogo al sindaco delle frazioni». Ha quindi smentito con forza le voci che davano per possibili sue dimissioni, dicendo che «se non capita nulla, sarò qui per cinque anni, perché lo devo a più di 900 persone». Francesca Marzani (M5S) ha invece assicurato «un’opposizione leale che appoggerà tutte le proposte in sintonia col nostro programma ma contesterà con forza tutto ciò che non sarà chiaro e trasparente». Valter Giovannini (‘Bene Comune’) ha parlato di «punti condivisibili sul programma» sottolineando che però «i problemi si vedranno volta per volta». Un problema per la minoranza potrà essere da subito la diversità dei profili, che ha già fatto fallire per due volte giovedì sera la votazione (c’era sempre un voto a testa) sulla nomina del suo rappresentante in Comunità montana (quella per cui i 5 Stelle avevano chiesto convergenza sulla Marzani per dare anche al Movimento rappresentanza nell’ente), mentre la maggioranza si è ritrovata unanime su Maria Chiara Venturelli (a smentire anche qui le voci che davano un ingresso esterno). A quel punto, il posto è andato a Bartolacelli per percentuale di voto. Niente di fatto invece per l’elezione della Commissione elettorale: il punto è stato ritirato e adesso o sarà riproposto nel prossimo Consiglio o dovrà intervenire d’ufficio la Prefettura per la nomina.

      LE SFIDE DI SERRA


        Oltre ai casi giudiziari, i 14 milioni di debiti

        Rubbiani si mette al timone: «Ecco le priorità per ripartire»


          Le linee nel primo Consiglio, davanti a 200 persone

          SERRAMAZZONI – Non un appuntamento formale, ma un’occasione per fare il punto sullo scenario e sfide, anche immediate, che riserva il territorio a cui si è a capo da pochi giorni: è stato questo l’atteso Consiglio comunale che giovedì sera ha visto l’insediamento della giunta Rubbiani e dell’amministrazione eletta nella combattuta competizione elettorale del 26-27 maggio. Pochi istanti per il giuramento e la nomina della giunta, peraltro già nota a tutti. Poi un’analisi approfondita del quadro per restituire anche le impressioni maturate in queste quasi tre settimane post voto, voto a cui è stata dedicata una delle prime riflessioni. «Ciò che più di ogni altra cosa ci inorgoglisce e ci sprona ulteriormente – ha sottolineato Rubbiani dopo la comunicazione delle deleghe – è il fatto di aver traghettato una nuova generazione alla guida della comunità di Serramazzoni e questo risultato mi sembra avvalorato oggettivamente dalle caratteristiche degli eletti». Quindi il richiamo al senso di una lista «autenticamente civica» e alla consapevolezza «di aver avviato un ciclo nuovo che libererà il clima sociale serramazzonese da delle autentiche ossessioni che si materializzano in occasione delle competizioni elettorali, alterandone in alcuni casi le finalità, ammorbando talvolta il sistema di relazioni e facendo prevalere più gli interessi di qualche gruppo che quelli della comunità». Questo il senso della discontinuità, e dell’aver raccolto «un segnale inequivocabile della necessità di cambiamento, riscattando per prima cosa un’immagine perdente e un clima depresso». Farlo non sarà facile, perché «sono tanti e gravissimi i problemi ereditati, ad iniziare dal bilancio e dalle risorse che mancano e continuano a diminuire: è un cappio al collo per il futuro di questo Comune». In questo contesto, «bisogna smetterla anche di disinformare, che è un’attività moralmente condannabile e politicamente scorretta. La realtà non è quella che qualcuno ostinatamente continua a pubblicizzare citando anche l’avanzo di 330mila euro, che ha destinazioni vincolate e non può essere usato né per la spesa corrente né per gli investimenti. La realtà è fatta di un livello di indebitamento molto, molto elevato, prossimo ai 14 milioni di euro, di cui 10 del Comune e 4 della Patrimonio». Di qui la necessità «non di spendere soldi che non ci sono, ma di dare prima di tutto valore alle cose che abbiamo, per trovarci nel difficile contesto di crisi in cui viviamo con minori insicurezze e qualche certezza in più». Prima cosa quindi, smetterla con «la prassi un po’ schizoide di avviare cantieri per poi interromperli abbandonando i lavori e generando degrado e quindi danni materiali e immateriali, bruciando solo risorse». E di progetti sospesi ce ne sono tanti, che da soli diventano priorità d’intervento: asilo di Riccò, stadio, Adventure Park, impianti della Fondaccia, piscina e infrastrutture connesse, cantiere dei cinque appartamenti per anziani del lascito Manfredini, e ovviamente la rete gas di Pazzano, per passare pii agli altri problemi che attengono a quella lottizzazione, senza dimenticare la lotta contro l’impianto a biomasse di San Dalmazio. Questo chiaramente dopo aver fatto ripartire l’ufficio ‘caldo’ dell’Urbanistica, trovando una soluzione per il momento in cui cesseranno i ‘rinforzi’ esterni da Formigine e Pavullo. Poi gli altri passi da compiere sui servizi per i giovani, gli anziani e più bisognosi, per le famiglie, le attività produttive, l’istruzione e formazione professionale. E sicurezza a 360 gradi, a cominciare dalla cura degli edifici scolastici. Questi i primi tasselli, quindi sarà la volta dei progetti, da avviare con nuove formule: «Lo dico con molta determinazione: punteremo a un rapporto nuovo, intenso, molto diverso con il cosiddetto ‘privato’, per fare affluire competenze e risorse nell’esangue bilancio comunale, attuando progetti in partenariato con ruoli e responsabilità ben definiti fin da subito e garantiti da sistemi adeguati in controllo». Tanti gli obiettivi dunque, con un appello alla collaborazione per raggiungerli: «Riteniamo il nostro programma abbia gli elementi necessari per il riscatto morale, economico e sociale della comunità e dell’amministrazione comunale. Ma lo mettiamo a disposizione per proposte e miglioramenti che possono arrivare da tutti i rappresentanti eletti in questo Consiglio e da tutte le forme di rappresentanza organizzata presenti nel nostro Comune», con riferimento dunque anche a chi dal Consiglio è rimasto fuori, magari per poco. «La coesistenza di tanti problemi – ha quindi chiosato Rubbiani – dovrebbe spingere tutti i gruppi a coordinare idee e obiettivi per agevolarne la soluzione». Non sarà certo semplice, anche alla luce di quanto si è visto tra le fila dell’opposizione nei primi voti, che dovevano essere di rito, ma hanno riservato qualche contrattempo. nDaniele Montanari

          L’allarme del sindacato Anaao: «Niente sarà più come prima»


            La spending review del governo Monti che colpisce le corsie e gli ospedali modenesi arriva a destinazione. E non taglia solo il prezioso personale medico visto che le sforbiciate devono colpire altri settori e capitoli di spesa delle aziende sanitarie locali. Perchè non basta il blocco del turn over per colmare il buco di oltre 30 milioni di euro, originato da minori trasferimenti statali, che riguarda la sanità modenese (a livello regionale i tagli salgono a 260 milioni di euro). Le forbici colpiscono anche gli appalti per beni e servizi con un taglio del 10% delle spese per pulizie, lavanderia, guardaroba, barrellagio. Come hanno denunciato spesso i sindacati, spesso su Modena Qui, questi ‘sconti’ si traducono in meno ore di lavoro e quindi in un servizio peggiore e un consistente riduzione dello stipendio delle lavoratrici. Ieri è stata la volta dei dirigenti medici e sanitari della sigla Anaao Assomed: «A fronte di meno personale, meno posti letto, meno prestazioni, meno servizi si avranno più liste di attesa, più caos negli accessi al pronto soccorso, più costi a carico del cittadino, più turni stressanti per gli operatori sanitari. Niente sarà più come prima. La qualità del servizio sanitario regionale non sarà garantita e il sistema diventerà insostenibile». Va bene, anzi è doveroso risparmiare, ma si rischia di limitare i servizi medici essenziali. Nei giorni scorsi il Nursind, un’altra sigla sindacale, ha denunciato problemi recenti dell’ospedale di Baggiovara: «Un intasamento di barelle in corridoio (sette per la precisione) e carrozzine all’ingresso del pronto soccorso, pazienti di tutte le età, feriti o colpiti da malori di diversa natura, pazienti che attendono seduti sulle panchine…..». E la descrizione di una (non) normale giornata al pronto soccorso .

            Gli inquilini lanciano l’allarme: sempre più sfratti


              Nel 2012 sono stati 2.774 quelli esecutivi, per il Sunia nel 2013 aumenteranno

              Aumenta anche nel nostro territorio il numero degli sfratti causati dalla drammatica crisi economica: ormai è una vera e propria emergenza. È da tempo che il sindacato inquilini Sunia segnala con forte preoccupazione la tendenza all’aumento degli sfratti e in particolare quelli per ‘morosità incolpevole’, ovvero legata alla caduta di reddito delle famiglie causa effetti della crisi. A livello nazionale gli sfratti complessivi sono stati nel 2012 ben 67.790 (con aumento del 6,18% rispetto al 2011) di cui oltre 60mila per morosità (pari all’88,9% del totale). E non va meglio da noi. Nella nostra provincia si conferma infatti un dato davvero preoccupante: l’anno scorso sono stati 2.774 gli sfratti esecutivi e la previsione del sindacato inquilini per i primi mesi di quest’anno è di un ulteriore aumento. «Inutile ribadire sia al Prefetto che rappresenta lo Stato che agli Enti locali – sottolineano da Sunia – che bisogna mettere in campo immediatamente dei provvedimenti che evitino drammi sociali». Ed ecco la proposta: «Fino a quando continua la crisi bisogna attuare il blocco degli sfratti». Secondo il sindacato, il Prefetto di Modena – oltre ad attivare l’Osservatorio provinciale sugli sfratti – dovrebbe «anche adoperarsi, insieme agli enti locali, per il passaggio da casa a casa di tutte le famiglie in disagio economico ed abitativo». In particolare, nei comuni del cratere sismico «la situazione degli sfratti potrebbe aggravarsi per la fine dei termini di sospensione per evento sismico». Per il sindacato occorre inoltre «ri-finanziare con urgenza il protocollo salva-sfratti a livello locale, e a livello nazionale il Fondo sociale per l’affitto, in quanto riteniamo che questi due strumenti debbano rappresentare gli ammortizzatori sociali per la casa». Al contempo «vanno previste, tramite la leva fiscale, delle detrazioni per quei proprietari che aderiscono al blocco degli sfratti e più in generale a un ‘patto sociale per la casa’». Sunia fa poi una analisi politica della situazione: «La progressiva contrazione di risorse destinate alla locazione è stata la linea disastrosa degli ultimi governi che, continuando a perseguire la linea di incentivi alla proprietà della casa, non hanno finanziato un sistema di ‘offerta-abitativa’ adeguato al reddito calante delle famiglie in affitto». E la conclusione: «Va assolutamente ripensata la politica abitativa, partendo dalla domanda reale fatta in gran parte di famiglie monoreddito, giovani precari, pensionati a basso reddito, lavoratori in cassa integrazione, famiglie straniere, che hanno bisogno di una casa con un affitto sostenibile».

              Arriva la spending review in corsia Quest’anno solo 33 assunzioni


                Si sostituiscono solo il 35% dei medici che vanno in pensione

                Quest’anno solo il 35% dei medici che andranno in pensione a Modena saranno sostituiti. Tradotto in numeri: all’Ausl c’è posto solo per 33 nuovi camici bianchi. Lo denuncino in una nota i dirigenti medici e sanitari di Anaao Assomed dell’Emilia Romagna che fanno il punto su tutta la regione e sul nostro territorio: «All’Ausl di Modena l’autorizzazione ad assumere è del 35% per 33 persone in tutto: 37 il saldo 2011/2012, 58 quelli vacanti quest’anno». Ed è andata pure bene perchè il direttore generale Politiche sociali e Sanità della Regione Tiziano Carradori – durante l’illustrazione degli obiettivi di riduzione della spesa – aveva parlato di «una limitazione del turnover e delle assunzioni dei posti vacanti per un 25% dei posti resisi vacanti nel 2012 o che si renderanno disponibili nel 2013». Probabilmente sulla maggiore percentuale modenese ha inciso il terremoto. In ogni caso anche a Modena per il 2013 non dovrebbero essere previste assunzioni negli uffici amministrativi. Gli impiegati che raggiunta l’eta della pensione lasciano il posto di lavoro, non saranno sostituiti. Tra medici e amministrativi non sostituiti per la sanità modenese si tratta di un bel taglio che, secondo i sindacati,si trasfomerà in una riduzione della qualità del servizio. (gbn)

                TRA CRISI E SERVIZI


                  Le difficili decisioni dei Comuni

                  Fumata bianca per l’Albero d’oro


                    Bando proficuo: è stato trovato l’atteso gestore di Circolo

                    SASSUOLO – C’è la fumata bianca sul bar ristorante del ‘Circolo Albero d’oro’, con l’assessore all’associazionismo Giorgio Barbieri che ieri ha annunciato la sua imminente riapertura dopo lo ‘choc’ delle serrande abbassate a inizio aprile. «Sin dal giorno della chiusura – ha osservato in una nota – abbiamo lavorato per trovare soluzioni in tempi brevi per consentire il regolare svolgimento della stagione estiva, perché ben conoscevamo l’importanza del servizio per circolo e per l’intero quartiere. Nelle ultime settimane del mese di maggio, con un importante lavoro di squadra tra amministrazione comunale, l’ufficio sport ed Sgp abbiamo creato le condizioni per riaprire entro l’estate il Bar Ristorante Pizzeria Albero d’oro. Nei giorni scorsi, infatti – ha spiegato Barbieri – è stato assegnato il bando ed il vincitore riaprirà entro il mese di giugno o i primi giorni di luglio garantendo un importante punto di riferimento per tutte le famiglie del quartiere. Nel frattempo, abbiamo svolto un incontro con i nuovi gestori e Comitato Albero d’Oro per cercare quelle collaborazioni reciproche che porteranno ad animare al meglio la vita di quel quartiere. Credo che questa nuova gestione sia molto preparata ed animata da iniziative importanti e la nostra amministrazione sarà sicuramente al loro fianco per garantire il massimo dei risultati possibili. In occasione dell’inaugurazione – ha concluso – sarà convocata una conferenza stampa che si terrà proprio all’interno dei locali di via Refice, nel frattempo auguro a tutta la famiglia che ha vinto il bando un buon lavoro perché il loro successo sarà un successo per tutta la città». La sub concessione del locale avrà una durata di 12 anni, ma trascorsi sei mesi Sgp avrà la facoltà di giudicare i risultati. Al termine di ogni anno, l’amministrazione potrà ritrattare i canone decidendo di applicare interamente o in forma minore l’aumento lo scatto del costo della vita deciso dall’Istat. L’esigenza di dare all’Albero d’oro una nuova gestione è nata anche dalla necessità di ridurre al minimo la chiusura dei locali destinati all’attività di somministrazione di cibo e bevande a supporto di attività di svago come le associazioni sportive o gli spazi di quartiere del centro Falcone e Borsellino.

                    SOCIAL

                    13,458FansMi piace
                    214FollowerSegui
                    100IscrittiIscriviti