Tra le cliniche preferite dai modenesi cè la big Sscb
Anche a Modena aumentano le coppie che scelgono di conservare oltreconfine il cordone ombelicale del proprio neonato. ModenaQui ne ha parlato la settimana scorsa, approfondendo il dibattito etico-scientifico in corso. Al Policlinico, in particolare, sono spuntati i volantini di una clinica svizzera che promette la presa in carico dopo il parto, il trasporto fuori dallItalia e la conservazione ultradecennale. Si tratta della conservazione autologa, a uso e consumo personale del neonato. Motivo della scelta? Se un giorno il bimbo dovesse ammalarsi di tumore, leucemia, linfoma, o altri mali potenzialmente curabili, come sclerosi multipla, diabete, distrofia muscolare, potrà utilizzare le staminali come tasselli di ricambio. Ma è su questa previsione che si divide la comunità scientifica e scatta il divieto in Italia, dove è possibile solo donare il cordone ad una delle 19 banche pubbliche che lo impiegheranno per altri malati. Nei prossimi giorni ospiteremo sul nostro quotidiano le voci favorevoli e contrarie a questa pratica, ma intanto arrivano altre conferme sulla moda che imperversa anche sotto la Ghirladina. E tra le cliniche straniere che da anni hanno uno stretto legame con la nostra provincia cè la svizzera Sscb, la prima struttura in Europa a offrire dal 2005 un servizio di conservazione privata delle cellule staminali del cordone ombelicale. «Conserviamo una settantina di campioni provenienti dal Policlinico, più una cinquantina tra Carpi e Sassuolo», fa sapere il direttore della clinica Luciano Gilardoni. In Emilia-Romagna sono almeno 6mila le mamme che dal 2007 a oggi hanno scelto banche private con base a San Marino, Belgio, Germania, Svizzera e Regno Unito. Nel modenese il numero si aggira intorno al migliaio. Insomma, se fino a qualche anno fa erano solo i vip a guardare allestero, da qualche tempo anche le famiglie cosiddette normali accettano di sottoscrivere questa assicurazione biologica, sostenuta dal passaparola e dai siti web patinati dei big stranieri. Secondo la banca belga Cryo-Save, sempre più gente comune si sta interessando a questa pratica in Emilia-Romagna. «Dal 2006 nella Regione sono circa 700 le persone che hanno deciso di conservare da noi il cordone ombelicale – dice la banca – e altre 2mila si sono informate, 18mila i clienti in Italia». Per i detrattori tutti i dati disponibili dimostrano che questa pratica manca di consistenti basi scientifiche. Cè però chi replica: la scelta della conservazione privata va considerata un investimento sul futuro. Una scommessa, insomma, sui progressi della ricerca scientifica. Inevitabile poi la questione etica: per i contrari, se tutte le mamme, allo stato attuale delle evidenze scientifiche, scegliessero la conservazione autologa, si assisterebbe a una riduzione della disponibilità di sangue cordonale per i trapianti allogenici. E molti bambini sarebbero privati di una terapia salvavita. (vi.ma)