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In breve


Razzie in due bar nella notte E’ stata una notte di razzie nei bar quella tra domenica e lunedì. Il primo furto è avvenuto in un bar di via Giardini, dove i malviventi hanno forzato la porta di ingresso e preso 250 euro dal fondocassa. Poco dopo, in via Baccelli, altro colpo: qui i ladri hanno infranto la vetrina prima di impossessarsi di 100 euro dalla cassa Ruba tre auto in poche ore: 21enne arrestato Non c’è due senza tre, recita un vecchio detto. Chi sembra averlo preso alla lettera è un 21enne, originario della Repubblica Ceca, arrestato dalla Polizia Stradale dopo aver rubato tre auto in poche ore. Dopo avere rubato un’auto a Venezia, il giovane è stato fermato dalle forze dell’ordine nella provincia di Padova, che lo hanno denunciato a piede libero. Nuovamente in libertà, il giovane ha rubato una Bmw X1: partito alla volta di Modena, è rimasto senza benzina lungo l’Autobrennero nei pressi di Carpi. L’Aci di Campogalliano, intervenuta sul posto, si è insospettita e ha segnalato l’anomalia alla polizia stradale che ha denunciato il giovane e lo ha messo su un treno per Padova: qui, il terzo furto d’auto nel giro di poche ore per il 21enne, che stavolta è stato arrestato.

Uccise tre persone con l’accetta Chiesti venti anni per Kabobo


Venti anni di carcere: è questa la richiesta del pm nei confronti di Mada Kabobo, il 31enne ghanese che lo scorso 11 maggio ha ucciso tre passanti, tra cui il modenese Ermanno Masini, per le strade di Milano. Il pm ha chiesto di riconoscere la seminfermità mentale per il ghanese e, dopo l’espiazione della pena, ha chiesto che venga condannato a trascorrere altri sei anni in una casa di cura e custodia. Il processo è stato poi rinviato a fine maggio. Ieri era presente anche l’imputato: accanto a lui c’erano due interpreti che a hanno incontrato diverse difficoltà a tradurre e spiegare all’imputato i vari passaggi del processo. L’interprete che parla la lingua di Kabobo, infatti, non conosce l’italiano e quindi serve un altro interprete per tradurre le cose dette in aula alla persona che poi le riporta al ghanese. Proprio per motivi legati alle difficoltà di comprensione, il gip Manuela Scudieri è stata costretta a rinviare l’udienza. Prima della decisione del giudice di far slittare il processo a fine marzo, avevano preso la parola le parti civili e la difesa di Kabobo. La famiglia di Alessandro Carole, una delle tre vittime, ha chiesto tramite l’avvocato Anna Cifuni, un risarcimento di 600mila euro e il legale ha depositato una memoria. Anche le altre parti civili hanno chiesto di depositare a loro volta una memoria scritta con le loro istanze. Stessa richiesta, infine, per la difesa di Kabobo. Il Comune, invece, aveva già presentato le proprie istanze. Contro la richiesta del pm, ritenuta troppo bassa, si sono pronunciati i famigliari delle vittime.

Violenza di genere


Brutto episodio all’indomani della festa della donna

Ora anche il Senato scarica i Centri espulsione


E per gli ex gestori stangata da Bologna: «Licenziamenti illegittimi»

Picchia la compagna incinta: arrestato


Lite in auto, poi le botte e l’arrivo dei carabinieri

Una lite che inizia in macchina, per futili questioni, poi la violenza inaudita, un uomo che si scaglia contro la compagna, al quinto mese di gravidanza. Il bruttissimo episodio è andato in scena a San Felice la domenica appena trascorsa, all’indomani della festa della donna: l’uomo, un trentenne del posto, è stato arrestato dai carabinieri, e ieri mattina è comparso davanti al giudice in tribunale. L’arresto è stato convalidato, l’uomo resterà in carcere: quella di domenica scorsa non sarebbe stata la prima volta che l’uomo avrebbe picchiato la donna, infatti gli vengono contestati tre episodi, tutti recentissimi. L’udienza è stata quindi aggiornata a fine mese. Ma l’8 marzo è stato segnato anche da un altro episodio inquietante, avvenuto stavolta alla vigilia a Finale Emilia, dove una donna è stata vittima di ripetute violenze da parte dell’ex compagno poi arrestato con l’accusa di minaccia aggravata, lesioni personali aggravate, tentata estorsione, rapina e sequestro di persona ai danni della donna, la cui unica colpa era quella di aver posto fine alla loro breve convivenza. nDaniele Franda

Mps, a vendere erano gli Aleotti. E pure la Fondazione


La pista era quella giusta, gli indiziati pure. Tra coloro che recentemente hanno operato, in vendita, sul titolo di Banca Mps ci sono la famiglia Aleotti, proprietaria della nota casa farmaceutica fiorentina Menarini, e soprattutto la Fondazione senese, tuttora primo azionista dell’istituto. Pare quindi parzialmente risolto il giallo della scorsa settimana, quando in due sedute consecutive il titolo ha visto rialzi da record. In una è passato di mano circa l’11% del capitale, nell’altra oltre il 15%. Già il 6 marzo, nel secondo giorno di elevata volatilità al rialzo, sul sito HuffingtonPost.it Camilla Conti aveva ipotizzato il parziale disimpegno degli Aleotti dal MontePaschi. La conferma della vendita, in realtà risalente al giorno 5, è arrivata dall’aggiornamento sulle partecipazioni rilevanti effettuato ieri dalla Consob. Attraverso la holding Finamonte, la famiglia fiorentina è scesa all’1,034%. Il 27 marzo di due anni or sono, invece, gli Aleotti erano arrivati al 4% esatto, andando a costituire una sorta di cordone sanitario di azionisti non troppo ostili alla Fondazione Mps, già in difficoltà all’epoca e quindi costretta a rinunciare alla maggioranza assoluta. L’altro lato di quel cordone sanitario era Unicoop Firenze: quest’ultima, però, da tempo è sotto la soglia rilevante del 2% e il suo numero uno, Turiddo Campaini, ha lasciato alla fine del 2012 la poltrona di vicepresidente del Monte. Ancora la mattina del 6 marzo, infine, su richiesta dell’autorità di vigilanza la Fondazione presieduta da Antonella Mansi aveva negato di aver effettuato movimenti sul titolo dell’istituto di credito, e di essere ancora proprietario di una quota del 31,48%. L’affermazione era corretta, perché le vendite non erano forse ancora partite. In seguito, come emerge dagli internal dealing resi noti ieri a Borsa chiusa, l’ente ha ceduto invece sul mercato 185 milioni di azioni, incassando 40,6 milioni di euro.

Eataly, il 20% passa alla Tamburi Investment


Lo slow food di massa sposa la grande finanza Obiettivo (già noto): la Borsa entro il 2017

E alla fine il movimento slow food, o quanto meno la sua ultima e per alcuni discutibile rappresentazione, incontrò il promesso sposo, ovvero il mondo della finanza. Tamburi Investment Partners, tramite il veicolo societario Clubitaly, ha acquisito un quinto di Eataly, per 120 milioni di euro. A vendere, la holding Eatinvest, controllata dalla famiglia di Oscar Farinetti, l’imprenditore piemontese che fondò nel 2003 la catena globale di grandi ristoranti dedicati ai prodotti tipici tricolori. Isabella Seragnoli, facoltosa imprenditrice bolognese, le Generali, gli Angelini, ovvero la dynasty dei farmaci e dell’igiene intimo, e una fiduciaria gestita ancora dal Leone triestino: non mancano nomi di peso, nel capitale della Tamburi, che non è un fondo di investimento, bensì una holding, e pure una merchant bank, quotata a Milano. Piazza Affari, del resto, è l’obiettivo a medio termine, già più volte dichiarato, di Farinetti, imprenditore grande amico di Matteo Renzi e anzi simbolo del renzismo in economia. «I soci di Eataly», si legge in una nota, «hanno condiviso con Tamburi l’obiettivo di quotare la società in Borsa nel 2016/2017, subordinatamente alle condizioni dei mercati finanziari, al fine di rendere Eataly anche una public company globale che, pur con un profilo sempre più internazionale, possa continuare a rappresentare l’Italian lifestyle con ancora maggior forza grazie ai benefici finanziari e di visibilità della quotazione». Le future valorizzazioni di Eataly che emergeranno al momento dello sbarco in Borsa o comunque da operazioni effettuate in futuro, anzi, possono determinare un aggiustamento delle quote tra i due attuali azionisti o far scattare un particolare meccanismo di profit sharing. Eatinvest, in ogni caso, reinvestirà nella propria creatura una parte delle risorse incassate con la parziale vendita. Eataly, per l’anno in corso, punta a un fatturato consolidato di circa 400 milioni di euro, esclusi i punti vendita in franchising, con un Ebitda di circa 45 milioni. Nel periodo 2010-2013, il primo parametro ha registrato una crescita media annua di oltre il 33%, il secondo di oltre il 75%. Per il 18 marzo prossimo, inoltre, è confermata l’apertura di un punto vendita di 5.500 metri quadrati al Teatro Smeraldo di Milano. Tra le prossime scommesse, la ‘Disneyland del cibo’ che dovrebbe sorgere alla periferia di Bologna entro poco più di un anno.

Matrimonio Chiquita-Fyffes Nuovo colosso nelle banane


Nasce il colosso mondiale delle banane. Chiquita Brands International, il gruppo americano che ha portato le banane con il sigillo blu in tutto il mondo, ha annunciato ieri la fusione con lo storico concorrente, l’irlandese Fyffes. La nuova società si chiamerà ChiquitaFyffes e avrà un fatturato globale da 4,6 miliardi di dollari, generato dalla vendita di 160 milioni di scatole all’anno, con una presenza operativa in oltre 70 Paesi e una forza lavoro di circa 32mila unità. Ed Lonergan, ceo di Chiquita, ha parlato di «partnership strategica che unisce due aziende complementari»: Chiquita, con sede a Charlotte, ha una forte presenza negli Stati Uniti, mentre Fyffes ha l’Europa come mercato ‘core’. L’accordo prevede che la nascitura società abbia sede a Dublino e che sia quotata sul New York Stock Exchange. Le stime parlano di risparmi possibili per 40 milioni di dollari lordi dalla fusione, che deve comunque ancora essere approvata dalle assemblee straordinarie negli Stati Uniti e in Irlanda. Gli attuali azionisti delle due società dovrebbero dividersi a metà la torta azionaria del nuovo gruppo. Attraverso la fusione, la nuova società supererebbe di un quarto le vendite dei loro principali rivali, Dole e Del Monte. Non solo: ChiquitaFyffes diventerebbe anche il terzo produttore e distributore al mondo di meloni e ananas. Fyffes è il più grande importatore di banane in Europa e la più antica industria di marca, risalente al 1929. In Irlanda molti prendono a pretesto la presenza del grande gruppo per ironizzare sul fatto che il Paese sarebbe una ‘repubblica delle banane’. Il presidente del gruppo, David McCann, diventerà l’amministratore delegato della ChiquitaFyffes, mentre Lonergan ne sarà il presidente. I celebri bollini blu e verde, rispettivamente di Chiquita e Fyffes, non saranno cambiati e i consumatori non si accorgeranno della differenza.

Lega: Basta con i personalismi Sosteniamo Modesto Amicucci


CASTELFRANCO – Uniti si vince, e su questo presupposto la Lega Nord di Castelfranco lancia un appello a tutte le forze di centrodestra per ritrovare unità e presentarsi compatti alle prossime elezioni amministrative. «Bisogna convergere su un candidato proveniente dalla società civile, terzo ai partiti, dotato delle competenze e capacità per poter gestire il Comune e che racchiuda quei valori di onestà, legalità ed umiltà da mettere al servizio di tutti – riferiscono Giorgio Barbieri e Cristina Girotti, presidente e vicesegretario della sezione Lega Nord -. Insomma un nuovo modo di governare, per risollevare la nostra Castelfranco dalle paludi politiche ed economiche di decenni di devastante potere della sinistra. Da sempre a Castelfranco è al “governo” la sinistra con i suoi vari “cespugli” ora presenti anche al suo interno (renziani, cuperliani, civatiani ecc…). E’ giunta l’ora di dare una svolta. Il cambiamento è realizzabile e possibile, ma solo se si accantoneranno individualismi e protagonismi. Personalismi totalmente perdenti ed unicamente manifestati per divenire consigliere comunale d’opposizione». Per il Carroccio «occorre mettere da parte interessi di singoli, di pochi o di partiti e guardare al futuro per il bene di tutti garantendo il rispetto delle tradizioni, degli ideali e dei veri valori della nostra gente, massacrata per anni da politiche devastanti delle tasse, imposte dalle varie giunte di sinistra. Auspichiamo che tutto il centro-destra e non solo, ma anche e soprattutto la società civile Castelfranchese, converga su questa scelta di coalizione che sicuramente è l’unica che può garantire ciò di cui Castelfranco e i cittadini hanno bisogno. Auspichiamo che: Fratelli d’Italia, Nuovo Centro Destra e Unione di Centro convergano verso questa soluzione! Tutti insieme per una grande coalizione, che metta al centro gli interessi di tutti i Castelfranchesi ed è per questo che siamo decisi a sostenere la candidatura a sindaco a Modesto Amicucci».

Cadavere ritrovato nel fiume per la famiglia non è suicidio


VIGNOLA – La famiglia di Massimo Grandi, il 54enne di Vignola scomparso di casa martedì scorso e ritrovato cadavere nel Panaro sabato pomeriggio, non crede che il loro caro possa essersi suicidato. Per questo motivo hanno chiesto di effettuare l’autopsia sul corpo dell’uomo,prevista per oggi, per capire come sono andate veramente le cose. «Ci sono molti aspetti che non mi tornano – spiega Elisa, la giovane figlia che sin dal primo momento si è battuta per ritrovare il padre attraverso volantini e appelli su facebook -, non credo proprio che abbia compiuto quel gesto così tragico. Innanzitutto mio padre è stato ritrovato senza maglia e senza giubbotto, caso strano perché se veramente si fosse suicidato martedì, non sarebbe stato in acqua così tanto tempo da permettere alla corrente di portargli via i vestiti. E poi anche il punto in cui è stato trovato non mi torna. Secondo quanto mi è stato riferito è impossibile che sia arrivato in quel punto in così breve tempo, dal momento che la corrente del fiume in quei giorni non era forte». Anche un altro particolare non quadra alla ragazza: la macchina. L’auto del padre, una Mazda due, è stata ritrovata nel parcheggio di Vignola sotto a un ponte, «ma l’hanno ritrovata solo giovedì – specifica – lui è scomparso martedì. Se si fosse veramente suicidato martedì l’auto doveva essere già lì da quel giorno. E invece prima di giovedì nessuno ha notato l’auto parcheggiata sotto il ponte». Infine un particolare che solo l’amore di una figlia può esprimere: «Se veramente avesse voluto uccidersi – spiega – non l’avrebbe mai fatto senza prima lasciarmi un biglietto, una frase. Eravamo legatissimi, non l’avrebbe mai fatto». Per questo motivo i familiari cercano ora dall’autopsia una risposta al mistero. La verifica sul corpo sarà effettuata oggi, non si sa ancora se in mattinata o nel pomeriggio, poi sarà fornita qualche risposta alla famiglia. I parenti non hanno creduto all’estremo gesto nemmeno al momento della scomparsa di Massimo. La figlia infatti parlò con i colleghi di lavoro del padre e nessuno le riferì di turbamenti o preoccupazioni.

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