Nel video le interviste a Marco Pucciatti, Comandante provinciale Carabinieri di Modena e a Luca Lantini, Comandante Ros Bologna

Beni immobili e mobili, tra cui intere aziende, con macchinari movimento terra, capannoni e auto di lusso movimento terra, per circa 9 milioni. Tutto sequestrati. Un patrimonio immenso, quello sottratto dai ros e dai carabinieri del comando provinciale di Modena nell’ambito dell’operazione Grimilde, coordinata dalla procura distrettuale antimafia di Bologna. Tutto ricollegabile ai fratelli Antonio e Cesare Muto. Il primo già condannato in primo grado nell’ambito del processo Aemilia per associazione mafiosa legata alla cosca Grande Aracri di Cutro. Insieme a loro altri 4 indagati, persone insospettibili, ma prestanome per la gestione, dal 2013 di una rete di aziende fittizzie, create ad hoc per creare fatture false, per produrre e lavare denaro da utilizzare anche per pagare stipendi ad operai ed onorari alle persone attivi nel sodalizio criminale. Passaggi e attività che i Carabinieri hanno ricostruito attraverso una fitta attività di indagini partita dalle evidenze sulla penetrazione dell’ndrangheta sul territorio emiliano romagnolo emerse dal processo Aemilia. Una attività che si è affinata ad un livello sempre più alto, con una svolta nel 2013 quando le interdittive antimafia sulle aziende collegate alla cosca criminale, iniziarono a fare effetto. Non più rete di aziende e attività affidate a prestanome riconsucibili alla famiglia ma a professionisti esterni insospettabili. Tra questi Nicola Salvatore Pangalli ingegnere crotonese titolare di una agenzia di viaggi turistici al quale i fratelli muto avevano intestato le quote. Autobus furgoni, capannoni, 3 abitazioni presenti nelle ditte sequestrate. Beni che i carabinieri hanno ricondotto alla cosca. In un lavoro si analisi di appalti e lavori che solo nella provincia di Modena ha portato a processare 6000 procedure per verificare l’applicazione o meno di interdittive antimafia basate su nuove strumenti investigativi adeguate all’evolversi delle modalità operative della criminalità organizzata.

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