E’ il giorno della richiesta di condanna da parte del pm Lucia De Santis, nell’ambito del processo sull’omicidio di Muhammad Arham, il 16enne pakistano ucciso al parco Novi Sad il 31 marzo del 2023. La pubblica accusa ha chiesto 30 anni, ma riconoscendo le attenuanti e il corretto comportamento processuale della difesa, è arrivata alla formulazione della pena base di 20 anni di carcere nei confronti dell’unico indagato maggiorenne all’epoca dei fatti e ad ora ancora latitante. Oltre alla detenzione, il pm ha chiesto anche l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e l’interdizione legale. Oggi in Tribunale a Modena era prevista pure la sentenza, ma la data della decisione del giudice è stata rimandata, così come l’arringa della difesa, dell’avvocato Giovanni Lorenzo Vocino, fissata al 19 febbraio. Le indagini che seguirono il delitto portarono alla sbarra tre giovani connazionali, di cui due minorenni, ritenuti complici del latitante e già condannati a 14 anni e 8 mesi e a 14 anni e 10 mesi di reclusione per omicidio e tentato omicidio. Muhammad Arham, minore straniero non accompagnato, fu ucciso al culmine di una furiosa lite con tanto di bastoni e coltelli, come documentato anche da numerosi video che furono diffusi sui social. La vittima fu colpita a morte proprio da un’arma bianca. Il 16enne e i suoi aggressori, secondo quanto emerso dalle indagini, appartenevano a gruppi rivali. Nel caso della condanna dei due minori, sono state escluse le attenuanti generiche, evidenziando l’efferatezza dei gesti e la determinazione con cui i fendenti sono stati inferti.