Gli italiani hanno scelto di non approvare la riforma costituzionale. Questo significa che non entrerà in vigore il nuovo assetto della magistratura disegnato dal Ministro Nordio e il sistema giudiziario resterà esattamente com’è oggi. A livello pratico, si mantiene il modello disegnato dai Padri Costituenti nel 1948, con Pubblici Ministeri e Giudici che continueranno a fare lo stesso concorso e a far parte dello stesso ordine, come avviene attualmente. Il passaggio da una carriera all’altra resta regolato dalla Riforma Cartabia del 2022, che con legge ordinaria aveva introdotto una stretta significativa, limitando il cambio tra le funzioni giudicanti e requirenti a una sola volta e unicamente nei primi 9-10 anni di servizio. Per modificare la funzione è necessario, inoltre, frequentare un corso professionale e ottenere un giudizio di idoneità dal Consiglio Superiore della Magistratura, oltre al trasferimento in una regione diversa. La vittoria del “No” al referendum rappresenta quindi una scelta chiara di continuità. Gli elettori hanno deciso di non modificare l’assetto costituzionale della magistratura, lasciando invariati gli equilibri tra i poteri dello Stato così come sono stati definiti nel corso dei decenni. Anche il Consiglio Superiore della Magistratura rimane unico organo di autogoverno. Non ci sarà quindi una distinzione tra un CSM per i giudici e uno per i pubblici ministeri, come previsto invece dalla proposta respinta. Restano inoltre invariate le modalità di elezione e funzionamento dell’organo, salvo eventuali future modifiche attraverso leggi ordinarie. Sul piano disciplinare, continuerà a operare il sistema attuale: non verrà creata una nuova Corte disciplinare autonoma e le competenze resteranno distribuite come previsto oggi. Questo implica che gli interventi sulla responsabilità dei magistrati dovranno passare dal CSM ed eventualmente dalla Corte di Cassazione. Tutto continuerà a funzionare secondo le regole attuali.

NO AL REFERENDUM, COME RIMANE DISCIPLINATO IL SISTEMA GIUDIZIARIO
Con la vittoria del “No” al referendum, il sistema giudiziario resta invariato: un unico CSM continuerà a governare magistrati e pubblici ministeri, e il passaggio di carriera resta disciplinato dalla legge Cartabia- Draghi del 2022.





































