Il ministro Delrio conferma: “Sono io l’autore della telefonata alla Popolare dell’Emilia Romagna del 2015”. Un episodio che dimostra come l’intero Governo fosse impegnato nel salvataggio della Banca del padre del ministro Boschi. Intanto Unipol ha ufficializzato come la propria partecipazione in Bper Banca sia cresciuta al 9,9% del capitale dell’istituto
di Giuseppe Leonelli

Per salvare Banca Etruria il ministro Delrio chiese aiuto alla Banca Popolare dell’Emilia Romagna. La notizia, data dal quotidiano La Stampa, è stata confermata ieri dallo stesso ministro alle infrastrutture. «Sono io l’autore della telefonata alla Popolare dell’Emilia Romagna del 2015 -ha detto Delrio, ex sindaco di Reggio Emilia-. Mi sono occupato di Banca Etruria come mi sono occupato di Ilva, di Alitalia e tante altre crisi che rischiavano di avere impatti occupazionali, industriali o, come nel caso di Etruria, per i risparmiatori. Chiamai il presidente Ettore Caselli e chiesi informazioni sulle intenzioni di Bper per Etruria. La risposta fu che Bper, aveva valutato ma aveva deciso di non andare avanti». Versione confermata dallo stesso Caselli che, contattato dal giornale torinese, ha affermato: «Guardammo il dossier Etruria come ne guardammo altri e decidemmo di non farne niente». Parole univoche, anche se è pur vero che dell’interessamento di Bper per Etruria nei mesi scorsi avevano parlato quasi tutti i giornali. Parole che comunque non bastano a spiegare l’inopportunità (per usare un eufemismo) di quelle telefonate, anche perchè Delrio era ministro delle infrastrutture e quindi non aveva neppure competenze dirette in campo economico. Parole che arrivano proprio all’indomani  della nota di Unipol che ha ufficializzato come la partecipazione detenuta in Bper Banca dal gruppo Unipol stesso sia cresciuta ora al 9,9% del capitale dell’istituto. 

L’episodio della telefonata tra Caselli e Delrio si inserisce del resto nelle polemiche sul ruolo dell’allora governo Renzi nella vicenda di Banca Etruria, istituto di credito sull’orlo del fallimento, il cui vicepresidente era il padre dell’allora ministro e oggi sottosegretario Maria Elena Boschi. Insomma, l’ansia verso il futuro della piccola Banca Etruria a Roma era condivisa non solo dalla Boschi. Tutti nel Governo erano concentrati sulla banca del padre della ministra. Ricordiamo che in base a quanto scrive Ferruccio de Bortoli nel suo libro «Poteri forti (o quasi)», la Boschi chiese all’ad di Unicredit Federico Ghizzoni di interessarsi alla vicenda. Affermazioni che stanno facendo tremare il governo Gentiloni, ma anche il segretario Pd Renzi, e che anche il presidente Mattarella sta seguendo con attenzione. 

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