Nel video l’intervista a Pietro Bertolasi, già Presidente dell’Osservatorio Ambientale del Termovalorizzatore

Le famiglie modenesi producono meno rifiuti, migliorano la raccolta differenziata, ma tutto questo non si traduce in un alleggerimento dell’inceneritore di via Cavazza. Perché? Perché a riempirlo ci pensano sempre di più i rifiuti speciali e quelli che arrivano da fuori. Secondo gli ultimi dati di Arpae, il 2025 si è chiuso sfiorando quota 200mila tonnellate conferite, quasi 9mila in più rispetto all’anno precedente. Ma il dato più significativo è un altro: oltre il 57% è costituito da rifiuti speciali, spesso provenienti da fuori provincia, a cui si aggiungono anche rifiuti urbani importati. Un quadro che evidenzia come l’impianto continui a svolgere un ruolo attivo e integrato nel sistema di gestione rifiuti, più che in dismissione. Da un lato, dunque, la spinta verso modelli più sostenibili. Dall’altro, la necessità oggi di non fare più arricchire le casse di Hera. In questo equilibrio si gioca il futuro dell’inceneritore. In una città che brucia sempre più ciò che non produce e che continua a sopportarne l’impatto ambientale.