L’omicidio di Giovanni Iacconi, il 54enne trovato senza vita il 20 gennaio 2024 nella casa di famiglia ad Acquabona di Pavullo, torna al centro dell’attenzione giudiziaria per una delicata questione procedurale. Il processo a carico del 30enne brasiliano accusato del delitto rischia infatti di prendere il via senza che l’imputato ne sia nemmeno a conoscenza. A sollevare il nodo è la memoria depositata dalla difesa. L’avvocato Simone Agnoletto, che rappresenta l’indagato, sospettato dell’omicidio e tuttora irreperibile, ha contestato il decreto di latitanza emesso dal gip nel 2024, sostenendo che le ricerche non siano state esaustive e, soprattutto, non siano mai state estese al Brasile, nonostante fosse noto il rientro del sospettato nel Paese d’origine subito dopo i fatti. Le indagini avevano individuato una località brasiliana in cui il giovane avrebbe utilizzato le carte di credito della vittima, ma secondo la difesa non risultano né richieste di estradizione né approfondimenti investigativi all’estero. Il legale non esclude inoltre che l’uomo possa essere stato arrestato in Brasile per scontare precedenti condanne risalenti al 2018-2019, rafforzando il dubbio che non sia a conoscenza del procedimento in corso a Modena, dove risponde di omicidio volontario aggravato, rapina, occultamento di cadavere e indebito utilizzo di carte di credito. Nel corso dell’udienza preliminare di ieri, il fratello della vittima, Romano Iacconi, si è costituito parte civile. Il legale della famiglia, Mauro Molesini, ha chiesto che il processo prosegua senza ulteriori rallentamenti, opponendosi alla contestazione del verbale di latitanza. Il giudice ha rinviato la decisione al 24 febbraio.