Nessun motivo umanamente comprensibile per il duplice femminicidio, ma alla base del delitto ci furono “finalità prevalentemente ritorsive e di (ri)affermazione del proprio ruolo”. Così la Corte di Assise di Appello di Bologna spiega perché ha accolto l’appello della Procura di Modena infliggendo, il 15 settembre scorso, l’ergastolo con un anno di isolamento a Salvatore Montefusco, 73enne che il 13 giugno 2022 uccise a fucilate la moglie Gabriela Trandafir, di 47 anni, e la figlia della donna, Renata, di 22, nella loro casa di Cavazzona, a Castelfranco Emilia. In primo grado, la Corte di assise di Modena aveva optato per una condanna a 30 anni, motivando la decisione con parole che avevano fatto molto discutere, in particolare facendo riferimento ad una “comprensibilità umana” dei motivi che avevano spinto l’imputato ad agire con attenuazione della pena. Ma per l’assise di appello, i giudici di primo grado avrebbero invece trascurato “gli accadimenti più remoti” e avrebbero “molto valorizzato il contesto di guerriglia domestica determinatosi nelle fasi finali della convivenza”. Ma così facendo, “sottostimando la valenza maltrattante delle condotte” dell’imputato che a loro volta innescarono quelle delle due donne, la Corte di assise ha “tradito la ratio dell’istituto delle attenuanti generiche”. Queste ultime, infatti, non svolgono secondo la Corte nel sistema una funzione genericamente indulgenziale”. “Andando a monte del conflitto familiare – si legge ancora tra le 73 pagine della sentenza – questa Corte non ravvisa alcuna ragione meritevole: e ciò non solo poiché la guerriglia domestica null’altro scopo aveva se non quello di mantenere il possesso dell’immobile, ma anche perché la stessa seguì una lunga serie di soprusi e maltrattamenti che Montefusco inflisse (prima ancora di patirli)”. E quindi “il processo motivazionale che lo portò al duplice omicidio non attinge a motivi ‘umanamente comprensibili’ e meritevoli di un più mite trattamento sanzionatorio”.

FEMMINICIDIO TRANDAFIR, ERGASTOLO “PER FINALITÀ RITORSIVE E DI RIAFFERMAZIONE”
La Corte d’Appello di Bologna ha ribaltato l'esito del procedimento per il duplice omicidio di Gabriela e Renata Trandafir, stabilendo che Montefusco agì “per vendetta e per riaffermare il proprio potere”. Esclusi motivi “umanamente comprensibili”.






































