Le figure sospese di Ettore e Andromaca davanti a Troia, l’enigmatica presenza de L’astrologo, la luce straniante di Sole sul cavalletto hanno guidato il visitatore dentro l’ultima stagione creativa di Giorgio de Chirico: un periodo in cui il maestro della Metafisica torna ai suoi temi più iconici reinventandoli con un linguaggio ironico e luminoso. L’artista vi approda in modo sorprendente a ottant’anni, nel 1968: un ritorno consapevole ai manichini, alle Piazze d’Italia e agli enigmi che avevano segnato la sua pittura tra gli anni Dieci e i primi anni Trenta, ma ora attraversati da uno sguardo più libero, capace di attenuare la tensione tragica delle origini. E così la tavolozza si fa più vivace, l’ironia più esplicita, e la visione, pur ancora venata di malinconia, si apre a una dimensione più serena e immaginativa. Una fase spesso meno indagata, ma decisiva per comprendere l’intera parabola artistica di de Chirico. È attorno a questo nucleo di opere, una cinquantina provenienti dalla Fondazione Giorgio e Isa de Chirico, che si è costruita la mostra “Giorgio de Chirico. L’ultima Metafisica”, ospitata nell’Ala Nuova del Palazzo dei Musei di Modena e curata da Elena Pontiggia. Inizialmente programmata fino a metà aprile, la mostra – aperta dal 29 novembre 2025 – è stata prorogata per rispondere a un interesse crescente. Solo nel fine settimana di Pasqua sono stati 1.932 i visitatori registrati. A suggellare il successo, il dato finale: 33.142 presenze in poco più di quattro mesi, cifra che conferma la capacità dell’opera di de Chirico di parlare ancora al presente e di attrarre un pubblico trasversale.






































