Potrebbe complicarsi ulteriormente il caso della scomparsa di Daniela Ruggi dopo il recente ritrovamento di un teschio e di un reggiseno alla Torre di Pignone, nei boschi di Vitriola. Una scoperta che, alla luce degli accertamenti già svolti in passato, sembrerebbe difficilmente conciliabile con le ricerche effettuate nei mesi precedenti. I carabinieri, infatti, avrebbero controllato più volte quel rudere medievale e l’area circostante nell’ambito delle indagini sulla scomparsa della 32enne, senza mai però riscontrare elementi utili o tracce riconducibili alla giovane. Nel corso dei mesi, la torre sarebbe stata oggetto di almeno sei sopralluoghi, sia nelle fasi iniziali delle ricerche sia successivamente, proprio perché considerata un luogo isolato e potenzialmente significativo per le indagini. Le verifiche avrebbero interessato sia l’interno sia l’esterno dell’edificio, che già allora si presentava privo di tetto e solai, con strutture interne crollate e solo macerie visibili. In quelle occasioni, secondo quanto emerso, non sarebbero state individuate ossa, indumenti o altri elementi compatibili con la presenza di Daniela. Anche le condizioni del teschio rinvenuto nei giorni scorsi solleverebbero interrogativi. L’assenza di tessuti e capelli farebbe pensare a resti di epoca non recente, difficilmente compatibili con una scomparsa avvenuta poco più di un anno fa. Per questo motivo si starebbero valutando accertamenti di natura scientifica e verifiche sulla possibile provenienza del cranio, anche al di fuori del contesto dell’indagine principale. Resterebbero infine da chiarire le circostanze del ritrovamento, e il racconto dei due escursionisti che avrebbero segnalato la presenza dei resti in un’area lontana dai percorsi più frequentati. Un elemento che riaccenderebbe l’attenzione su una vicenda ancora aperta e segnata da molti interrogativi.