Nel video l’interviste a:
– Graziano Verdi, Presidente della Federazione Europea della Ceramica
– Armando Cafiero, Direttore Generale di Confindustria Ceramica
Da Modena si alza un messaggio di allarme che arriva a Bruxelles su uno dei settori industriali più competitivi al mondo. L’industria ceramica, tra la crisi energetica aggravata dal conflitto in Medio Oriente e il penalizzante sistema degli ETS, rischia di scomparire. A Modena e Reggio Emilia batte il cuore di un tessuto industriale gioiello del Made in Italy, che da solo segna il 5% dell’export e il valore aggiunto regionale. Un’eccellenza che ora chiede all’Europa di intervenire, sospendendo temporaneamente il sistema degli ETS, ovvero il meccanismo che limita le emissioni di CO2 attraverso un’articolata struttura di quote e sforamenti. Ieri la Regione Emilia-Romagna, Confindustria Ceramica e le imprese valenciane, anche loro colpite dallo stesso problema, hanno firmato un Manifesto per fermare il meccanismo immediatamente, in attesa di una sua revisione. Il rischio concreto è una riduzione di competitività industriale, avvio di delocalizzazioni e perdita di occupazione nei territori. Si stima che tra Modena e Valencia, che insieme producono l’80% di piastrelle in Europa, siano a rischio quasi 160mila posti di lavoro. A questo si aggiunge il paradosso ambientale: il mercato verrebbe conquistato da paesi con emissioni molto più alte delle imprese europee.





































