L’inflazione continua a bruciare gli stipendi dei modenesi, senza una auspicata inversione della rotta. Il divario tra redditi e prezzi, infatti, continua ad ampliarsi: i salari crescono poco mentre beni essenziali, servizi e abitazioni continuano a rincarare, con il risultato che Modena, così come tutta l’Emilia-Romagna, resta a livello nazionale un territorio dal benessere complessivo alto, ma difficile da sostenere. Il quadro emerge dall’ultimo rapporto di Ires, che ha sottolineato in rosso i dati dei redditi medi dei lavoratori dipendenti, che nel triennio 2021-2024 sono cresciuti del 7,9%, molto meno rispetto all’inflazione, che ha determinato una perdita di potere d’acquisto tra il 7 e l’8%. Meglio non va per i pensionati, dal momento in cui loro reddito medio è inferiore a quello dei lavoratori. La ricerca Ires stima che la spesa media delle famiglie in Emilia-Romagna si aggiri sui 2.900 euro, una somma decisamente difficile da sostenere. La risultante è che in questi anni i modenesi hanno dovuto cambiare le proprie abitudini di spesa. In molti rinunciano a prendere il caffè al bar o a fare compere nei negozi, con inevitabili conseguenze anche sul commercio