Nel video l’intervista a Emanuela Luppi, Presidente Associazione G.P. Vecchi
Un gesto forte che racchiude la sofferenza di un settore spesso trascurato, che opera nell’ombra. Quanto accaduto ieri in Consiglio comunale, dove un caregiver si è tagliato le vene per denunciare le difficoltà del settore, non è soltanto la cronaca di un momento di esasperazione personale, ma un grido di allarme lanciato dalle associazioni e dalle famiglie che ogni giorno sostengono il peso dell’assistenza ai propri cari non autosufficienti. Dietro quell’atto c’è la realtà dei caregiver familiari, una platea silenziosa che nella provincia modenese conta decine di migliaia di persone. Uomini e donne che dedicano fino a venti ore e oltre alla settimana alla cura di un genitore anziano, di un coniuge, di un figlio con disabilità. Il disegno di legge nazionale approvato dal Consiglio dei Ministri ha riconosciuto formalmente la figura del caregiver, prevedendo un contributo economico fino a 400 euro mensili. Nonostante questo riconoscimento, l’accesso alle tutele resta complesso. I criteri previsti sono molto stringenti: è richiesto un ISEE familiare molto basso, inferiore a 15.000 euro, escludendo molte famiglie che pur sostenendo spese importanti non rientrano nei limiti. Difficile poi da soddisfare il requisito della convivenza obbligatoria con la persona assistita ed anche le ore settimanali obbligatorie. Queste difficoltà portano soprattutto tra le donne l’abbandono del lavoro, contribuendo ad aumentare le disuguaglianze economiche e territoriali.






































